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L’isola di Cuba sta affrontando una delle peggiori crisi epidemiologiche della sua storia recente, una situazione aggravata dalla sovrapposizione di dengue, chikungunya e altre arbovirosi che hanno messo sotto pressione un sistema sanitario già fragile. Secondo un rapporto dell’Osservatorio cubano di audit della cittadinanza, l’Ocac, realizzato insieme al think tank Cuba Siglo 21, la portata reale dell’emergenza sarebbe ben più grave di quanto dichiarato dal governo cubano: la stima indipendente parla infatti di circa 8.700 morti, contro i soli 55 decessi ufficiali riconosciuti dal Ministero della Salute dell’Avana. Il dato – elaborato dall’Osservatorio cubano di audit della cittadinanza (Ocac) e dal think tank Cuba Siglo 21 – si basa su modelli epidemiologici e sulla valutazione delle condizioni cliniche dell’isola, tra ospedali saturi, carenze strutturali e un’elevata incidenza di comorbilità. L’epidemia avrebbe colpito circa il 30% della popolazione, pari a 2,9 milioni di persone.

Parallelamente, fonti ufficiali confermano la gravità della situazione attraverso un altro indicatore allarmante: i casi di chikungunya hanno raggiunto quota 47.003, con 34 decessi accertati, cui si aggiungono 38 morti correlati alla dengue. La trasmissione del virus interessa tutte le 15 province cubane, con 132 municipi e 241 aree sanitarie coinvolte. L’elevato numero di casi sospetti – oltre 45.000 – indica un sistema diagnostico sovraccarico, mentre la presenza di 36 pazienti in terapia intensiva, di cui 24 gravi e 12 in condizioni critiche, mette in luce la vulnerabilità delle fasce più giovani: molti dei ricoverati sono infatti minorenni, inclusi neonati. Gli esperti sottolineano che la chikungunya, pur considerata generalmente “benigna”, può diventare pericolosa per anziani, bambini e soggetti immunodepressi.

A complicare ulteriormente lo scenario, un’inchiesta di RaiNews descrive l’esplosione di una “malattia misteriosa” che inizialmente presentava sintomi non immediatamente riconducibili a un singolo virus. Testimonianze dirette riportano perdita di appetito, rapido dimagrimento, debolezza agli arti e dolori intensi, sintomi che hanno innescato un forte allarme nelle comunità locali. Le autorità sanitarie hanno successivamente chiarito che non si trattava di un nuovo patogeno, ma di un complesso quadro epidemiologico associato alla circolazione contemporanea di tre arbovirus: dengue, chikungunya e – sebbene in misura minore – il virus Oropouche.

Nel comune di Cárdenas, uno degli epicentri dell’emergenza, è stata avviata una strategia multilivello: mappatura puntuale dei rischi, campagne informative rivolte ai cittadini e disinfestazioni straordinarie. L’obiettivo è rallentare la diffusione delle zanzare Aedes aegypti, vettori principali delle arbovirosi. Le autorità hanno inoltre rafforzato la capacità ospedaliera cercando di ampliare l’accesso ai posti letto e garantire il ricovero immediato dei pazienti sintomatici. Nonostante ciò, le testimonianze raccolte indicano che molte strutture sanitarie operano già al limite delle capacità, con forte pressione sui reparti di emergenza.

Secondo gli esperti citati dalle diverse fonti, uno degli elementi più critici della crisi cubana è il ritardo nella comunicazione ufficiale, che avrebbe impedito alla popolazione di adottare per tempo misure preventive efficaci. Condizioni ambientali come acqua stagnante, rifiuti non raccolti e blackout frequenti hanno facilitato l’esplosione dei focolai, mentre la scarsità di risorse – carburante, insetticidi, dispositivi medici – ha compromesso ulteriormente la gestione dell’emergenza. Tutto ciò ha contribuito alla divergenza tra i dati ufficiali e le stime indipendenti.

Il quadro che emerge è quello di un Paese travolto da una crisi sanitaria sistemica, resa più complessa dall’intreccio tra epidemie virali e difficoltà strutturali. Le stime indipendenti che parlano di migliaia di morti non solo indicano la possibile sottovalutazione della gravità dell’epidemia, ma sollevano anche interrogativi sulla capacità del sistema sanitario di affrontare emergenze prolungate. Le autorità cubane, pur negando il collasso del sistema, hanno riconosciuto l’eccezionalità della situazione e la necessità di rafforzare il controllo delle infezioni, con particolare attenzione alla dengue, considerata la più pericolosa tra le arbovirosi in circolazione.

In un contesto già provato da anni di crisi economica e penuria di beni essenziali, l’epidemia di dengue e chikungunya non rappresenta solo un’emergenza sanitaria, ma un campanello d’allarme più ampio sullo stato del Paese. Un’emergenza che, secondo molti osservatori, potrà essere contenuta solo attraverso riforme strutturali, maggiore trasparenza e una collaborazione internazionale più ampia.

Di Cristiano Consolini

È specializzato in politiche spaziali, relazioni internazionali e diritto internazionale. Ha conseguito un master in Istituzioni e Politiche spaziali presso SIOI–ASI–CNR, approfondendo Space Policy, Space Economy e partenariati pubblico-privati, come vincitore di borsa ASI. È laureato magistrale in Relazioni internazionali (LUISS) e triennale in Scienze della comunicazione (LUMSA), con un percorso interdisciplinare tra diritto, geopolitica, cooperazione internazionale e comunicazione. Ha frequentato la Summer School in “Diritto Internazionale del Patrimonio Culturale” all’Università di Ginevra, ottenendo borsa di merito “excellence” dell’Università; il Corso di specializzazione sulla “Tutela europea dei diritti umani”, organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, con il patrocinio dei Thorbjørn Jagland, Segretario generale del Consiglio d’Europa. Ha maturato esperienze di ricerca, volontariato e formazione internazionale, collaborando con Geopolitica.info, la Croce Rossa Italiana e partecipando a Summer School in ambito giuridico e dei diritti umani.