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Per le borse una settimana di rialzi, a far da traino i titoli bancari. Mettendo da parte sentimenti di effimera euforia, la crisi rallenta ma persiste. Ad attenderci un lungo e difficile periodo di stabilizzazione, poi forse un nuovo volo o una nuova recessione

di Andrea Aidala
aaidala@lacittametropolitana.it

wall_street.jpgRoma, lunedì 11 maggio 2009 – Nell’ultima settimana le borse hanno trascorso momenti felici fatti di persistenti e significativi rialzi, sulle banche americane la fiducia sembra essere ritornata, la disoccupazione ha rallentato la sua spasmodica corsa, il peggio sembra essere passato, ma la crisi morde ancora. Se è vero che il miglioramento dell’andamento del mercato finanziario e reale conforta, il rallentamento dell’economia globale rappresenta ancora la cruda realtà ed è assolutamente impossibile prevedere con discreta certezza quando il mondo ritornerà a crescere. 

Archiviato lo strees test e i suoi dubbi risultati, i colossi del credito americano, sul finire della appena trascorsa settimana, oltre ad incrementare il valore dei loro titoli in borsa hanno avuto anche la possibilità di capitalizzare. Questo il caso di Morgan Stanley, che in un solo giorno è riuscita a catturare 5 miliardi di dollari e guadagnare il 3,9% riportando il suo titolo a quota 28,2 dollari.
Appare così inverosimile tale performance che è assolutamente legittimo chiedersi come questa sia stata possibile. Ma che fine hanno fatto i tanto odiati titoli tossici che in tempi non lontani hanno gettato nel panico gli investitori? Adesso non sembrano far più così tanta paura. È bastato discutere del progetto di coinvolgere i privati nell’acquisto di tali titoli per ridare umore alle contrattazioni? Probabilmente non lo sapremo mai, di certo vi è solo che i conti delle banche americane, a parte le modifiche sulla contabilizzazione di profitti e passività introdotta (forse per favore) dal Financial Accounting Standard Board, oltre a peccare di trasparenza non conoscono altro colore che il rosso.

Probabilmente se non è possibile affermare che la crescita è alle porte, è possibile dire che ci attende un lungo periodo di stabilizzazione dell’economia mondiale, un periodo forse fatto di alti e bassi plausibile precursore di un nuovo volo. Le incertezze sul futuro permangono e nascono proprio dal modo in cui i governi, se pur costretti, hanno cercato di porre rimedio alla crisi. Molti paventano la possibilità di un possibile ritorno d’inflazione dovuta ai cospicui finanziamenti pubblici che hanno inondato principalemente le tasche delle banche, anche se è verosimile che gli istituti centrali possano prontamente porvi rimedio drenando liquidità facendo sì che il mercato dei bond ritorni ad esigere rendimenti più elevati.  Ma quest’atteggiamento, efficace rimedio per il rialzo smisurato dei prezzi, potrebbe ridare nuovo vigore alla crisi e portare l’economia globale nuovamente in recessione.

Accantonando i comuni sentimenti di un’effimera euforia, la situazione rimane seria ed il futuro ancora incerto

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