Fabio Mauri: Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

La mostra De Oppressione apre le celebrazioni del Centenario della nascita dell’artista Fabio Mauri (Roma, 1926 – 2009), tra i più importanti protagonisti dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra. Il 2026 sarà costellato di grandi eventi espositivi e dalla pubblicazione del Catalogo Generale che verrà presentato alla Triennale di Milano.

“La mostra in Triennale – afferma la curatrice Ilaria Bernardi – desidera testimoniare quanto Fabio Mauri sia stato non soltanto un artista di indubbio valore, ma al contempo un raffinato e lungimirante intellettuale, capace di leggere nella Storia passata e presente i germi della Storia futura. Anche per questa ragione la sua rilevanza nella Storia dell’arte cresce e si rende ancor più evidente col passare del tempo: le sue opere, dalla forte valenza sociale, indagano i meccanismi con cui la Storia, individuale e collettiva, si dipana all’interno di un determinismo storico che purtroppo ogni volta sembra confermare la veridicità dei ‘corsi e ricorsi storici’ di Giambattista Vico”.

Mauri è stato un autore che ha saputo esplorare le contraddizioni del “secolo breve”, tra memoria, ideologia e potere delle immagini. La sua opera, che spazia tra vari media come pittura, scultura, performance e scrittura, riflette una tensione tra dimensione individuale e collettiva, simbolo e documento, etica e determinismo storico. Già dagli anni Cinquanta ha compreso la potenza ambigua dello schermo, vedendolo come un dispositivo che manipola la realtà e segna la “società dello spettacolo”, che oggi si è trasformata in una “società dello screen” con i social e il computer.

Dalla fine degli anni Sessanta, Mauri ha anche anticipato il tema del corpo come luogo di memoria e riflessione critica sull’oppressione e sulle ideologie, esplorando come le esperienze traumatiche collettive possano essere trasmesse. Ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e Documenta. La mostra alla Triennale di Milano si concentra sulle sue opere più significative, realizzate tra la fine degli anni Sessanta e i Duemila, per mettere in evidenza la rilevanza del suo lavoro nell’affrontare temi come oppressione, cultura, identità e ideologia.

Tra le storiche opere in mostra ci saranno anche l’installazione Amore mio (1970) sul tema della morte, mai più esposta in Italia dopo la sua presentazione all’omonima rassegna tenutasi a Montepulciano nell’anno della sua realizzazione, Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978) che già dai rispettivi titoli rivelano il tipo di oppressione sottesa; I numeri malefici (1978) presentata alla Biennale di Venezia nel 1978 e ora nella collezione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, nella quale l’artista rivela come l’errore di calcolo e di giudizio possano essere materia di interpretazione dell’uomo e della Storia.

Tra le opere dei decenni successivi in mostra, si annoverano Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007) esemplificative della sensibilità dell’artista di percepire e interpretare ogni tipo di sopruso, anche il più individuale e personale, come parte della Storia.


Foto: Fabio Mauri, Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Di Cristiano Consolini

È specializzato in politiche spaziali, relazioni internazionali e diritto internazionale. Ha conseguito un master in Istituzioni e Politiche spaziali presso SIOI–ASI–CNR, approfondendo Space Policy, Space Economy e partenariati pubblico-privati, come vincitore di borsa ASI. È laureato magistrale in Relazioni internazionali (LUISS) e triennale in Scienze della comunicazione (LUMSA), con un percorso interdisciplinare tra diritto, geopolitica, cooperazione internazionale e comunicazione. Ha frequentato la Summer School in “Diritto Internazionale del Patrimonio Culturale” all’Università di Ginevra, ottenendo borsa di merito “excellence” dell’Università; il Corso di specializzazione sulla “Tutela europea dei diritti umani”, organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, con il patrocinio dei Thorbjørn Jagland, Segretario generale del Consiglio d’Europa. Ha maturato esperienze di ricerca, volontariato e formazione internazionale, collaborando con Geopolitica.info, la Croce Rossa Italiana e partecipando a Summer School in ambito giuridico e dei diritti umani.