Intesa dei grandi del pianeta sulle linee guida, ma su queste incombe l’incubo di una nuova Kyoto. La protesta però è dilagata in tutta Siracusa a violenza zero

di Alberto Santagati
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Roma, martedì 28 aprile 2009 – Sviluppo ecosostenibile, questo il tema chiave del G8 Ambiente e della protesta che dal 22 al 24 aprile 2009 si sono svolti ad Ortigia. Risultato dell’incontro è stata la “Carta di Siracusa sulla biodiversità”, un documento che riassume le strategie condivise per far fronte al problema ambientale e all’attuale crisi economico-finanziaria. Questi i contenuti: l’urgenza di una strategia comune per la diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale e l’importanza della biodiversità per la vita dell’uomo. Per tali obbiettivi, finora disattesi, i ministri dell’ambiente chiederanno ai propri governi “quote importanti di finanziamenti”. Ma dopo l’esperienza di Kyoto vi sono molte perplessità sulla rilevanza di queste linee guida. Si teme infatti che non vengano sottoscritte dai paesi durante il G8 di Luglio. Mentre, blindati nelle aule del castello di Maniace, i grandi della politica internazionale si accordavano sui metodi da seguire, nelle strade di Siracusa dilagava la protesta formata da forum giornalieri e da un corteo. I servizi di ordine pubblico, preoccupati dagli episodi di violenza verificatisi a Genova nel 2001, avevano divulgato un clima di allarmismo, invitando i siracusani a tenere i negozi chiusi e a non uscire durante il corteo. Spaventati, molti genitori non hanno mandato i figli a scuola per tutta la durata delle manifestazioni.

Ma “il coordinamento regionale contro il G8” era formato da gente di tutte le razze ed età, unite solo dalla voglia di pace, amore per l’ambiente e voglia di essere ascoltati su temi fondamentali che riguardano il mondo. Il corteo ha sorpreso tutti: ha sfilato ordinato, pacifico e allegro tra i canti dei partecipanti, facendo della comunicazione con gli abitanti la propria forza. Gli applausi dei cittadini, ancora increduli e curiosi, hanno dato ragione al nuovo modo di dialogare con la gente. Piero Costa, esponente del contro G8, racconta: “Il megafono non era appannaggio dei singoli, ma passava di mano in mano per trattare argomenti importanti in un clima di leggerezza. C’è stato un dialogo con la popolazione per esporre le ragioni della protesta. Si è escluso inoltre il formato slogan, coinvolgendo così la gente, con la quale, in queste occasioni, si ha la possibilità di comunicare i messaggi senza che nessuno li stravolga”. Il gruppo lamenta la mancanza di confronto con “la ministra PrestigiaTomo” sui temi ambientali da sempre sostenuti. Alfonso Di Stefano, un altro degli organizzatori, è convinto dello scopo puramente mediatico del summit: ”Ci si chiede come e perché le stesse persone che finora hanno avuto una politica distruttiva verso l’ambiente dovrebbero cambiare rotta”. La protesta contro il nucleare, “la privatizzazione dell’acqua bene comune”, il ponte sullo stretto, gli inceneritori, i rigassificatori e la militarizzazione del paese continuerà in modo pacifico, serio ed ecosostenibile. Le statuette di lattine e la scultura del gigante di Ortigia saranno l’inizio del rispetto per la terra o l’incontro siciliano si rivelerà un’altra Kyoto?

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