Nella notte tra il 26 e il 27 novembre 2025 un gruppo di ufficiali delle forze armate della Guinea-Bissau ha rovesciato il governo del presidente Umaro Sissoco Embaló, arrestando i vertici civili e annunciando la sospensione della Costituzione. I militari, riuniti in un autoproclamato Alto Comando per la Sicurezza Nazionale, hanno giustificato l’intervento con la necessità di “ristabilire l’ordine” e combattere la corruzione. Tutto questo alla vigilia dell’annuncio del risultato delle contestate elezioni presidenziali.
Diversi media internazionali hanno riferito che il colpo di Stato si è svolto senza scontri armati su larga scala, ma con un massiccio dispiegamento di truppe nella capitale Bissau e la chiusura temporanea di aeroporti e confini. Nei giorni successivi la giunta ha revocato il coprifuoco e ripristinato parzialmente le comunicazioni, nel tentativo di rassicurare la popolazione e i partner internazionali.
Si può notare come l’evento si inserisca in una più ampia sequenza di colpi di Stato che negli ultimi anni hanno colpito l’Africa occidentale e il Sahel, evidenziando la fragilità delle istituzioni democratiche e il ruolo politico persistente degli eserciti. L’Unione Africana nella giornata odierna ha “sospeso immediatamente” la Guinea-Bissau dall’Unione. Il Consiglio dell’Organizzazione ha condannato il golpe, e chiesto un rapido ritorno all’ordine costituzionale.
La Guinea-Bissau, già segnata da decenni di instabilità politica e traffici illeciti, torna così al centro dell’attenzione internazionale, con timori per la sicurezza regionale e per il futuro dei processi democratici.
Foto: L’esercito guineano ha nominato il generale Horta N’Tam (al centro) alla guida del Paese per un anno, all’indomani della presa del potere e dell’arresto del presidente di questa nazione dell’Africa occidentale soggetta a colpi di Stato.

