Al teatro Argot è andato in scesa Medea di Christa Wolf. Una figura femminile da tante sfaccettature ma con un solo destino, essere il capro espiatorio. Dal 12 al 14 marzo 2010 con la regia di Viviana Di Bart

di Roberta Marrocco
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Roma, domenica 21 marzo 2010 – "Ogni potere nasconde azioni che vengono addebitate ad altri. Il capro espiatorio come veicolo di pulizia morale". Inizia così l’opera  Medea di Christa Wolf rivisitata dalla regista Viviana Di Bart, in scena fino a domenica 14 marzo al teatro Argot. Il sottotitolo (Voci) allude alla tecnica narrativa della plurivocalità adottata: ogni scena è narrata in prima persona dai diversi personaggi (Medea; Giasone; Agamede: maga e guaritrice, un tempo allieva di Medea, Acamante:astronomo di Corinto e consigliere del re Creonte; Glauce: la figlia del re Creonte, promessa sposa a Giasone). Oltre a vivacizzare la recitazione attraverso una pluralità espressiva, l’intersecarsi delle voci dei personaggi mette in rilievo il conflitto tra due mondi lontani e incomponibili; un conflitto tra culture. Medea raccontata dalla Wolf modifica la versione del mito della tragedia euripidea. E’ in primo luogo il tratto più inquietante della donna-maga, l’infanticidio (presente anche nelle riletture del mito di Grillparzer, Alvaro e Pasolini), che viene rifiutato, nell’adozione di una versione pre-euripidea del racconto, secondo la quale i bambini furono lapidati dai Corinzi infuriati contro Medea, ritenendola responsabile (con le sue arti magiche) della peste che aveva colpito la città (perfetto esempio di capro espiatorio). Medea diventa vittima sacrificale è questa la cosa che dalla rappresentazione scaturisce, essa è il punto obbligato dove si vanno a scaricare le colpe appartenute ad una società a lei estranea.

Nella recitazione il silenzio si percepisce bene intrecciato a momenti di grande pandemonio, le "voci" non lo sanno, o lo percepiscono appena, ma tutta la loro vita è calata nel silenzio, nella saggezza, nell’ambiguità. Medea è l’unica a conoscere i segreti che si nascondono sotto l’apparente benessere e felicità di Corinto, è la sola che potrebbe spezzare il silenzio opprimente e gravante, non le sarà permesso. E’ proprio questo il punto: Medea è una donna sola, è una donna straniera, è una profuga. La Di Bart nella sua riscrittura del mito cerca le fonti antecedenti ad Euripide che con la "sua Medea" aveva impresso nella memoria pubblica l’immagine di una donna malvagia, assassina dei suoi figli. Lo spettacolo ha visto protagonisti Viviana De Bart (la regista), Francesca Prandi, Giulia Morganti, Gianluca Esposito, Andrea Bellocchio e Gigi Gelfusa.

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