Foto: Terry Atkinson, Goya Work, Letter from the Artist, Series 2 No. 6. Family-map modernist surface toure 1986, Tecnica mista su tavola, 121,8 × 183,4 cm, collezione Artenetwork Orler

La mostra veneziana a Ca’ Pesaro è la prima grande personale in Italia dedicata all’artista inglese Terry Atkinson (Thurnscoe, 1939), un’occasione per celebrare i suoi oltre cinquant’anni di ricerca nell’esplorazione del dialogo tra parola, immagine, storia e politica. Curata da Elisabetta Barisoni ed Elena Forin, l’esposizione raccoglie una selezione significativa delle sue opere, recentemente entrate nelle collezioni della Tate Gallery di Londra. Il percorso espositivo si sviluppa nelle Sale Dom Pérignon, dove il tema della guerra emerge come centrale, e l’arte viene presentata come strumento di riflessione e denuncia sociale.

Le opere di Atkinson interrogano le dinamiche del potere, il linguaggio dei conflitti e il ruolo dell’arte nella comunicazione e nella costruzione del sapere. La sua ricerca si inserisce nel panorama della ricerca concettuale internazionale, ma la sua unicità risiede nella capacità di declinare profondi contenuti teorici in un linguaggio visivo estremamente potente. La mostra esplora la tensione tra concetto e immagine, dove ogni segno, parola o simbolo diventa una lente critica per indagare la storia.

Nella prima sala, un’imponente pittura su carta dedicata al conflitto del Vietnam introduce il pubblico all’uso della pittura come analisi politica e morale. Le serie Goya e Enola Gay riflettono sulla memoria storica e sulla rappresentazione dei conflitti. Il riferimento a Goya va oltre l’aspetto stilistico, mentre la figura del bombardiere di Hiroshima, celata nei cieli colorati di Enola Gay, suggerisce il fragile equilibrio tra silenzio e tragedia. Il ciclo Russel sposta l’attenzione sulla parola, utilizzando termini come “I” (io) e “This” (questo) per interrogare il rapporto tra soggetto, esperienza e storia.

A completare l’esposizione, una serie di disegni che vanno dagli anni ’60 al 2020 e che documentano l’evoluzione del legame tra testo e immagine, dai lavori con il collettivo Art & Language – di cui Atkinson è stato fondatore nel 1968 – alle riflessioni personali più recenti sui conflitti irlandese e americano.

La mostra porta lo spettatore nel cuore del pensiero di Atkinson: un’indagine profonda sulla complessità della storia e sul potere dell’arte di restituire consapevolezza oltre la superficie delle immagini. Fin dagli anni ’60, l’artista ha contribuito a ridefinire il ruolo dell’artista come critico e teorico dei sistemi culturali. Nel 1968, Terry Atkinson fonda, insieme a David Bainbridge, Michael Baldwin e Harold Hurrell, Art & Language, un gruppo nato con l’intento di mettere in discussione le pratiche e le rappresentazioni consolidate nel sistema dell’arte. Questa attitudine critica genera un dibattito che, tra il ’68 e l’82, raccoglie intorno al gruppo quasi una cinquantina di artisti.

Tuttavia, nel corso degli anni e con l’evolversi delle ideologie del movimento, Atkinson inizia a percepire aspetti che non gli appartengono più. È il concettualismo stesso, secondo lui, a giungere gradualmente a una forma di inevitabile “calcificazione”. Nel 1974, abbandona la prospettiva del “Noi” per tornare a quella dell’“Io”.

Dopo aver lasciato il gruppo, Atkinson intraprende una ricerca individuale, concentrandosi su un’arte che non celebra, ma critica. “Se il mio lavoro degli ultimi 40 anni ha una caratteristica distintiva”, afferma l’artista, “è la preoccupazione di fare una critica dell’arte piuttosto che una sua celebrazione.” La mostra sarà visibile fino al 1 marzo 2026.

Di Cristiano Consolini

È specializzato in politiche spaziali, relazioni internazionali e diritto internazionale. Ha conseguito un master in Istituzioni e Politiche spaziali presso SIOI–ASI–CNR, approfondendo Space Policy, Space Economy e partenariati pubblico-privati, come vincitore di borsa ASI. È laureato magistrale in Relazioni internazionali (LUISS) e triennale in Scienze della comunicazione (LUMSA), con un percorso interdisciplinare tra diritto, geopolitica, cooperazione internazionale e comunicazione. Ha frequentato la Summer School in “Diritto Internazionale del Patrimonio Culturale” all’Università di Ginevra, ottenendo borsa di merito “excellence” dell’Università; il Corso di specializzazione sulla “Tutela europea dei diritti umani”, organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, con il patrocinio dei Thorbjørn Jagland, Segretario generale del Consiglio d’Europa. Ha maturato esperienze di ricerca, volontariato e formazione internazionale, collaborando con Geopolitica.info, la Croce Rossa Italiana e partecipando a Summer School in ambito giuridico e dei diritti umani.