Il colonnello Michael Randrianirina ha giurato come presidente ad interim del Madagascar, consolidando la presa di potere dell’unità militare d’élite CAPSAT dopo settimane di proteste che hanno travolto il governo dell’ex presidente Andry Rajoelina. La cerimonia alla Corte costituzionale di Antananarivo, organizzata per trasmettere un’immagine di continuità istituzionale, ha visto la presenza di delegazioni di Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Francia, oltre ai giovani del movimento Gen Z che ha guidato le manifestazioni.
Randrianirina, 51 anni, ha assicurato che la transizione non porterà a un regime militare e ha annunciato elezioni entro 18-24 mesi, insieme alla redazione di una nuova costituzione. Ha negato l’accusa di colpo di Stato, sostenendo che la Corte costituzionale abbia approvato la successione per evitare il caos istituzionale.
La crisi è esplosa a settembre, quando la carenza di acqua ed elettricità ha alimentato proteste sempre più vaste. La repressione ordinata dal governo ha causato almeno 22 morti e oltre 100 feriti. Il rifiuto del CAPSAT di sparare sui manifestanti ha segnato un punto di rottura: in 48 ore Rajoelina è fuggito all’estero e il parlamento lo ha destituito per “abbandono del suo incarico”.
Il Madagascar, tra i Paesi più poveri al mondo nonostante le ingenti risorse naturali, è l’ultima ex colonia francese a vivere una transizione militare dopo Mali, Burkina Faso, Niger, Gabon e Guinea. L’Unione Africana ha sospeso il Paese e annunciato una missione di accertamento, mentre gli osservatori internazionali guardano con cautela al nuovo corso politico. La stabilità della transizione dipenderà dalla capacità del nuovo governo di mantenere le promesse, evitare nuove tensioni e restituire credibilità alle istituzioni.
