Con un titolo che suona quasi paradossale: Only on Earth (Solo sulla Terra) il regista Robin Petré firma uno dei documentari ambientali più discussi del 2025, presentato in festival internazionali e selezionato in diverse rassegne, dopo la prima mondiale alla Berlinale nella sezione Generation Kplus.
Più che un semplice documentario sul cambiamento climatico, Only on Earth è un viaggio immersivo nella Galizia meridionale, una delle regioni europee più vulnerabili agli incendi boschivi durante l’estate più calda mai registrata. Attraverso immagini potenti e sequenze contemplative, il film offre uno sguardo ravvicinato sulle conseguenze reali del caldo estremo: persone, animali e paesaggi che lottano per sopravvivere in un ambiente in trasformazione.
La forza narrativa del documentario risiede nella sua capacità di intrecciare storie apparentemente semplici, come quella di un giovane cowboy, una veterinaria equina, un analista del rischio incendi e una famiglia di contadini, con l’enorme complessità dei fenomeni ambientali che osserviamo oggi. Attraverso questi punti di vista, il regista costruisce una narrazione corale sulla fragilità e resilienza delle comunità che vivono ai margini dell’emergenza climatica.
Uno degli elementi più suggestivi del film è l’uso dei cavalli selvaggi: animali che da secoli popolano le montagne galiziane e giocano un ruolo ecologico fondamentale nel controllo della vegetazione infiammabile. Il documentario non si limita alla mera denuncia degli effetti del cambiamento climatico, ma esplora questo equilibrio tra natura e uomo con rispetto e profondità, suggerendo che la coesistenza tra specie e ambiente è allo stesso tempo fragile e fondamentale.
Uscito il mese scorso, Only on Earth è stato accolto favorevolmente in diversi festival e ha ricevuto riconoscimenti per la fotografia e l’impatto visivo, testimoniando come il cinema documentario possa diventare uno strumento potente di sensibilizzazione e riflessione sul clima.
