Dal 12 dicembre 2025 e fino all’8 marzo 2026 il Museo degli Eremitani di Padova espone la “Collezione Centanini”, appartenente al patrimonio artistico della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, su donazione dell’avvocato Pietro Centanini nel 2015. La mostra curata da Alessia Vedova, con la collaborazione scientifica di Elisabetta Vanzelli, consente al pubblico di poter ammirare, per la prima volta, le testimonianze di ben 5 secoli di grande arte, in 70 opere tra cui diversi autentici capolavori. La Collezione riunisce ciò che era stato collezionato nel tempo dalla storica famiglia di origini veneziane stabilitasi poi a Stanghella e le acquisizioni che l’avvocato stesso fece sin da quando era ancora studente di giurisprudenza a Padova.
In origine, la storia dei Centanin si intreccia con quella dei nobili Pisani che li chiamarono ad amministrare dei loro possedimenti nel Polesine, localizzati a Stanghella e Boara e acquisiti dalla famiglia veneziana dagli Este. Nel 1746, Domenico Francesco Centanin si stabilisce a Stanghella, dove la famiglia possiede ampi terreni agricoli, una villa di origine seicentesca e un parco.
Il rapporto tra i Pisani ed i Centanin si intensifica quando, nei primi decenni dell’Ottocento, la nobile famiglia veneziana incarica un Centanin, ingegnere idraulico, di risanare i suoi possedimenti e di amministrali. Nel 1867, Domenico Francesco Rocco Centanin, diviene sindaco di Stanghella. Fu lui, che nella seconda parte della sua vita si era trasferito a Venezia, a italianizzare il cognome aggiungendo la “i” finale. A Venezia la famiglia si mise in luce per gli interessi culturali e artistici e per gli studi di agraria, oltre che per le capacità imprenditoriali.
A fronte della collezione familiare, che riuniva quadri eseguiti tra il Seicento e il primo Ottocento, il gusto dell’Avvocato Pietro Centanini si orientò verso l’arte moderna. Le prime opere acquistate erano di artisti veneti contemporanei rispettosi della tradizione, come Bergamini, Dinon, Farina, Barbisan, o cautamente innovativi, come Breddo. Ma il gusto raffinato maturato all’interno della preziosa collezione del patrimonio familiare lo spinse anche ad apprezzare e ricercare quadri antichi del Sei e del Settecento, come la Madonna attribuita al Guercino, il paesaggio alla maniera di Salvator Rosa, e il piccolo dipinto del Maggiotto. A partire dagli anni Ottanta del Novecento gli acquisti si concentrano molto coerentemente sull’Ottocento italiano, con punte di vera eccellenza, come i quadri dei Palizzi, De Nittis, Milesi, Lega, Signorini, Zandomeneghi.
Nel contempo, entrano a far parte della collezione anche opere di alcuni grandi del Novecento, come Guidi, Guttuso, Utrillo, Soffici, Chagall, Carrà, De Chirico, De Pisis e Sironi. Da questi apporti prende corpo una collezione che denota una profonda cultura coniugata con il gusto del momento. Una collezione per molti versi esemplare, in particolare per quanto concerne l’Otto e il Novecento, dove si evidenzia il gusto di Centanini e di sua moglie, entrambi appassionati d’arte, ma anche la loro scelta di avvalersi, nel dare forza e qualità alla loro raccolta d’arte, dei suggerimenti dei più qualificati esperti e mercanti d’arte attivi nell’Italia di quegli anni. Creando così una collezione di altissimo livello non solo per i nomi in essa via via aggiunti ma soprattutto per la qualità e ricercatezza delle opere.
Foto: Ettore Tito, “Tra le foglie”, ante 1930, olio su cartone

