Polemiche e progetti bloccati in Italia, torri e pale rovinano il paesaggio. Ma il 2020 incombe e in nostro Paese potrebbe produrre 27 TWh di energia elettrica e 66 mila nuovi posti di lavoro

di Michela Emili
redazione@lacittametropolitana.it

Roma, domenica 11 gennaio 2008 – È giunta al termine la trafila del pacchetto clima-energia tra polemiche e minacce di veto. Messi da parte gli obiettivi intermedi, l’Unione Europea si accorda sull’obiettivo finale: nel 2020 il 20% dell’energia dovrà provenire da fonti rinnovabili. Sarà per la semplicità degli impianti e per i minori costi di produzione che al Vecchio Continente piace l’energia eolica. Il mercato del vento è in forte espansione e nove dei primi 10 produttori di turbine eoliche si trovano in 3 paesi europei: Danimarca, Germania e Spagna. All’Italia non resta che rimboccarsi le maniche e colmare quel ritardo impressionante che la vede fanalino di coda nell’utilizzo dell’energia pulita.

Il fronte italiano
Malgrado l’eolico sia considerato un valido contributo per il raggiungimento dell’obiettivo del 2020, l’Italia produce meno dell’1% della produzione totale di energia elettrica e proprio sugli impianti soffia il vento della polemica. Le torri e le infrastrutture, che accompagnano necessariamente le centrali eoliche, vanno a ledere per alcuni il valore paesaggistico e panoramico tanto caro al Belpaese. Senza contare l’impatto nocivo su flora e fauna. Le preoccupazioni maggiori derivano dalla mancanza delle più elementari regole di pianificazione e programmazione, che sta caratterizzando la proliferazione degli impianti eolici in Italia. Il rischio è che interessi economici e speculazioni alimentino la corsa all’eolico selvaggio, in assenza di una reale valutazione del potenziale eolico che attesti la redditività degli impianti.

I no alle pale rotanti
Scettici e fautori del paesaggio sono sul piede di guerra, dubbia sembrerebbe la convenienza degli impianti eolici, mentre assolutamente certo è l’impatto devastante che le pale hanno sul territorio. Non ci stanno Vittorio Sgarbi, sindaco di Gela, e il governatore siciliano Raffaele Lombardo a vedere la bella Isola deturpata da simili mostri energetici. Secco il no per l’impianto off-shore a largo delle coste di Termoli, a rimetterci stavolta sarebbe la fascia costiera su cui la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ha imposto il vincolo ambientale. Polemiche per il parco eolico di Scansano, che, nato senza previa valutazione d’impatto ambientale, sarebbe nocivo per l’avifauna e per quello di Guglionesi, in Molise, dove si rivendica maggior chiarezza e informazione in merito al progetto.

L’eolico contro il riscaldamento dell’ambiente
Eppure l’Italia possiede un grande potenziale eolico non ancora sfruttato. Lo conferma l’Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento) in uno studio presentato a ottobre nel corso di Eolica Expo 2008. Con l’attuale tecnologia al 2020 l’eolico potrebbe fornire 27,2 TWh di energia elettrica, pari ai consumi di 2 milioni di italiani, con 107 milioni di barili di petrolio risparmiati e circa 23 milioni di tonnelate di CO2 evitate. Non meno importante è il potenziale occupazionale di questo settore in grado di far ben sperare di fronte alla crisi economica e alla chiusura della fabbriche. Si stima che la piena attuazione del potenziale eolico italiano porti 66.010 nuovi posti di lavoro, di cui un terzo di occupati direttamente nel settore e due terzi nell’indotto. Potrebbero essere ottime prospettive se perseguite con criterio.

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