Tra i padri fondatori del varietà tv, Raimondo Vianello avrebbe compiuto 88 anni a maggio. Prima con Tognazzi e Totò, poi con la moglie Sandra Mondaini, è stato un vero principe della risata, mai volgare, un vero gentiluomo

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Roma, venerdì 16 aprile 2010 – L’Italia intera, ma non solo, saluta un gran signore, un volto che ha fatto la storia della tv italiana e che sarà difficile non vedere più. Il grande Raimondo Vianello è scomparso ieri mattina all’ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno. Accanto a lui da una vita, anche se gravemente ammalata, Sandra Mondaini, la prima a piangere una scomparsa che lascia un vuoto enorme. L’humour leggero dell’attore e conduttore, la sua nobiltà d’animo hanno fondato ed impreziosito il varietà televisivo. "Con Raimondo Vianello scompare uno dei pionieri della televisione italiana, un professionista raffinato, elegante e mai volgare", così il presidente della Rai Paolo Garimberti. "Un artista, un vero gentiluomo, che ha contribuito a rendere più lieve e gradevole il Servizio Pubblico fin dai suoi albori negli anni ’50 e a fidelizzare con la sua comicità e il suo sorriso milioni di telespettatori".

"La sua versatilità professionale, la sua passione per la battuta, la sua capacità di scherzare con tutti e su tutto e la sua incredibile autoironia mancherà alla televisione italiana tutta e – conclude il presidente della Rai – al mondo del calcio, sport per cui aveva un amore straordinario". Nato a Roma il 7 maggio del 1922, figlio di ammiraglio, cresciuto a Spalato, Raimondo Vianello aderisce alla Repubblica di Salò e per questo viene rinchiuso nel campo di prigionia di Coltano, dove erano, tra gli altri, anche Walter Chiari ed Enrico Maria Salerno. Finita la guerra, non sembra appassionarsi molto alle chances legate alla sua laurea in giurisprudenza e coltiva già un umorismo di tipo britannico, raffinato e sornione. L’inizio della carriera nello show è casuale: alto, biondo, viene scelto per interpretare un soldato nella rivista Cantachiaro di Garinei e Giovannini. E’ il 1950, lui ha 28 anni. Da allora, non si ferma più. Subito dopo, comincia a lavorare con partners blasonati: Carlo Dapporto, Macario, Gino Bramieri.

E Ugo Tognazzi, il primo dei due incontri decisivi nella sua carriera. Il secondo, nel 1959, è cruciale anche per la sua vita privata: è Sandra Mondaini, che sposerà, cominciando un sodalizio sentimentale e professionale che durerà tutta la vita. Raimondo e Sandra, come lui dotata di una verve comica che ne fa una partner perfetta, sono presto amati da tutti, con Studio Uno, Sai che ti dico?, Tante scuse e Noi…no. E soprattutto le eccezionali sit-com Casa Vianello e Cascina Vianello. Ma il talento speciale di Raimondo emerge anche nelle trasmissioni sportive, come Pressing. Nel 1998, conduce il Festival di Sanremo, elegante come sempre, nell’aspetto e nell’animo. Un personaggio d’altri tempi, che ha trasmesso valori autentici e perciò indimenticabile, in una tv che stava cambiando pelle, con l’avvento imminente dei reality e dei talent show. I suoi funerali si svolgeranno sabato mattina, nella Chiesa di Dio Padre a Segrate (Milano). La camera ardente è stata allestita negli studi televisivi Mediaset a Cologno Monzese. Dopo le esequie la salma verrà trasferita a Roma, per essere tumulata nella tomba di famiglia al cimitero del Verano. E’ un saluto doloroso quello rivolto al nostro Raimondo. Nostro, perché è entrato nei nostri cuori, con quella classe e quella mitezza che oggi non si trovano quasi più, con le quali ha scritto pagine liete e significative della storia di ciascuno di noi. 

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