I clienti pagano per prestare denaro alla propria banca che guadagna interessi ai limiti di legge sui conti in rosso. Contratti per niente chiari penalizzano i risparmiatori, è tempo di cambiare, c’è internet

 

 

di Andrea Aidala

aaidala@lacittametropolitana.it

Roma, lunedì 5 gennaio 2009 – Banche, nate per assistere la comune gente nella gestione dei loro risparmi e le imprese nel loro lavoro, si sono ritrovate ad essere artefici del proprio rendiconto spesso ai danni dei loro stessi clienti: utilizzano il denaro dei correntisti per investire, fare credito, imponendo interessi da capogiro, accumulando profitto. A fare le spese è la comune gente che, nonostante metta i suoi risparmi a disposizione degli istituti bancari, non riceve alcun vantaggio, anzi è costretta a pagare.

Entriamo nel dettaglio. Ogni volta si presti del denaro è possibile pretendere un interesse, ovvero il costo per la disponibilità di un determinato capitale, superiore all’inflazione.  Le banche applicano due pesi e due misure nel calcolo di questo interesse sui conti correnti: i soldi depositati rendono ai correntisti pochissimo, in media lo 0,618%, niente rispetto a quello che questi sono dovuti a corrispondere se il loro conto cadesse in rosso, in media il 13,64%, a cui però vanno aggiunti la commissione di massimo scoperto, che può superare anche 100 euro a trimestre, oltre, come se non bastasse, eventuali penali. Infine l’interesse accumulato dai clienti è di per se praticamente annullato dalle mille spese, peraltro poco chiare, che la banca impone sulla gestione dei conti.

Anche quando si tratta di aggiornare al ribasso le stime dei tassi concertati dalla Banca Centrale Europea, i singoli istituti di credito italiani sembrano sentire da un orecchio solo: con solerzia ritoccano l’interesse attivo ma non quello passivo.

Come difenderci da tutto ciò?

Innanzitutto è necessario entrare nel merito dei contratti di apertura conto corrente e non fermarsi a prendere visione dei fogli illustrativi che più di informare pubblicizzano il prodotto di deposito esaltando alcuni punti ed evitando di menzionarne altri. Per comprendere al meglio è importante leggere attentamente le condizioni contrattuali, usufruendo eventualmente di un aiuto competente.

Un’impresa difficile un pò per tutti, soprattutto per anziani e giovani alla prima esperienza. È necessario leggere le mille scritte quasi illeggibili che compongono il contratto e che spesso riguardano spese o chiariscono meglio, menzionando i costi, le promozioni cosidette “speciali e ultraconvenienti”.

Il correntista non deve subire i soprusi della banca e per far questo, può agire per vie legali, azione che comporta molte spese o più semplicemente cambiare banca. Un’operazione semplice, ma non immediata: nel 2009 i tempi sono ancora lunghi, si parla, nella migliore delle ipotesi, di 6 giorni di attesa, nelle peggiori anche di 17.

Il conto corrente quindi costa e in alcuni casi anche troppo, ma è possibile risparmiare usufruendo dei discussi conti online.

Questi risultano più convenienti dei classici sistemi di deposito poiché offrono un tasso d’interesse elevato paragonabile a quello offerto da investimenti meno rischiosi, danno la possibilità di effettuare tramite rete, bonifici, rid e tanto altro senza perdere tempo in file e attese e, soprattutto, sono più trasparenti e chiari: carpire i segreti del conto è facile, tutte le informazioni sono visibili semplicemente cliccando sul web.

Ma i dubbi nascono quando si parla di sicurezza. Internet rappresenta un’opportunità, un mondo nuovo e meraviglioso, ma pieno di pericoli. Le banche hanno però adottato un semplice e valido sistema di password dinamiche capace di proteggere le operazioni dei loro clienti. Questi vengono forniti di una sorta di chiavetta che produce codici “usa e getta”da utilizzare per ogni singola operazione. Ogni codice è unico e non ripetibile, quindi difficile da rintracciare.

Correntista, è ora di liberarsi dal vincolo dello sportello sotto casa o l’ufficio, è tempo di cambiare cliccando.

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