Roma, giovedì 10 novembre 2011 – In questa lettera aperta, che riportiamo di seguito, ai colleghi precari che hanno partecipato alla redazione della “Carta di Firenze”, la cronista pugliese Rosaria Malcangi denuncia il minaccioso “messaggio” ricevuto: una bomba carta (nella foto) fatta esplodere di notte all’ingresso di casa, come racconta l’articolo che riportiamo in fondo a questo pezzo.

Rosaria lavora come collaboratrice della Gazzetta del Mezzogiorno scrivendo le sue corrispondenze da Ruvo e Terlizzi, la città di Nichi Vendola. Come Rosaria, tante colleghe e tanti colleghi, quasi sempre precari e sottopagati, raccontano ogni giorno la vita delle nostre città e svolgono un ruolo essenziale perché ogni cittadino possa esercitare, essendo correttamente informato, quella “sovranità popolare” che gli è attribuita ed è tutelata dalla Costituzione.

Lo fanno senza avere su di sé i riflettori di chi calca il grande palcoscenico dell’informazione nazionale, senza avere il sostegno di grandi campagne per la libertà dell’informazione quando per colpa di un “editto bulgaro” del signorotto locale sono messi alla porta, senza diritti sindacali né garanzie affinché abbiano una giusta retribuzione, con la quale possano assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa, anch’essa tutelata dalla Costituzione.

E magari succede che qualcuno pensa bene, confidando nell’indifferenza generale e nel fatto che l’attenzione dei grandi media è spesso rivolta lontano dalla vita di tutti i giorni dei cittadini comuni, di minacciare questi giornalisti “di frontiera”, anche passando alle vie di fatto, perché fanno bene il loro lavoro. Com’è successo a Rosaria.

Ma noi non siamo indifferenti. Aiutati dalla grande fonte di democrazia che è la Rete, rispondiamo al coraggio della denuncia di Rosaria diffondendo in ogni luogo la sua testimonianza e la stringiamo in un forte abbraccio. Siamo con lei, con tutte le altre e tutti gli altri come lei. Non ci faranno tacere.

Massimo Marciano

Questa è la lettera aperta inviata da Rosaria:

Cari colleghi ‘fiorentini’,

sono Rosaria, l’autrice del servizio su Pierpaolo Faggiano. Ho bisogno di condividere con voi questa brutta esperienza. Forse ricorderete il mio intervento sul palco, lo sottoscrivo…

Il bello è che io non faccio inchieste, non mi occupo di Mafia: sono solo la corrispondente locale di due paesi di 25mila abitanti l’uno: Ruvo e Terlizzi, la città di Nichi Vendola. Dopo quanto accaduto, si radicano i pensieri che condivisi con voi tutti. L’informazione locale è lo strumento potenzialmente più potente per la democrazia: se a livello locale si lavora non con eroismo, ma con onestà si diventa punto di riferimento delle proprie comunità.

La gente legge, considera e comprende. Perché noi corrispondenti locali raccontiamo pezzo dopo pezzo la quotidianità di scelte politiche fatte non altrove, ma dentro il Palazzo di città dei luoghi che abitiamo. Scriviamo la cronaca politica, economica, sociale e criminale che avviene sotto casa, a lettori/cittadini che possono sempre verificare l’autenticità delle notizie. E siccome ahinoi siamo vicini tanto ai cittadini quanto ai protagonisti dei nostri articoli, siamo i più esposti.

 

Ciao a tutti voi.

Rosaria

La Gazzetta del Mezzogiorno, 10.11.2011
La Gazzetta del Mezzogiorno, 10.11.2011

Di Massimo Marciano

Fondatore e direttore di La Città Metropolitana. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.

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