Roma 28 ottobre 2014 – “Io credo che la fotografia non debba documentare la realtà, ma interpretarla. La realtà ce l’abbiamo tutti intorno, ma è chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realtà è un po’ come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Pietà di Michelangelo.” – spiega il fotografo modenese – “Questo è il mio modo di intendere la fotografia”. Inaugurata lo scorso 15 ottobre 2014 presso il Palazzo Incontro di Roma, la mostra dedicata a Franco Fontana, che fino all’11 gennaio 2015 esporrà ben 130 fotografie, la prima grande retrospettiva che approda nella capitale dopo il successo ottenuto l’anno scorso alla biennale di Venezia. Un lungo percorso che racconta il viaggio e la storia infinita di uno dei fotografi più conosciuti di tutto il mondo e che raggiunse la notorietà nel 1978 grazie al magnifico scatto-simbolo a Baia delle Zagare in Puglia. Una composizione pulita, ritmata da fasce di colore, giocata su pochi toni cromatici, essenziale, sintetica, che venne poi utilizzata dal Ministero della Cultura Francese per una campagna pubblicitaria. Curata da Denis Curti ed organizzata da Civita, la mostra è promossa dalla Regione Lazio nell’ambito del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura.

franco_fontana_1987Colori accesi, brillanti e così vibranti da apparire irreali. Composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, geometrie costruite sulla luce. Paesaggi iperreali, più veri del vero, surreali, sospesi, spesso impossibili. Proporzioni ingannevoli in cui non c’è spazio per l’uomo. Queste sono le foto di Franco Fontana. Questo l’immaginario che crea nell’occhio dello spettatore. Le figure umane svelate in negativo, sublimate in ombre lunghe. La presenza e l’assenza che coesistono silenziose l’una accanto all’altra. Corpi come paesaggi, pianure e colline dai contorni antropomorfi. Un tratto distintivo che non porta altro che a lui. Indistinguibile nello stile e nella forma. La mostra, suddivisa in diverse sezioni tematiche, propone i paesaggi anni ’60 degli esordi per poi passare tra le diverse ricerche dedicate ai paesaggi urbani, le piscine e il mare. Nato a Modena nel 1933, peraltro al tempo una delle città italiane dove si stava già ancorando una solida tradizione fotografica, Franco Fontana si avvicina alla fotografia intorno agli anni Sessanta, seguendo un percorso comune a molti della sua generazione. Partendo dall’esperienza della fotografia amatoriale in una città molto attiva a livello culturale ed animata da un gruppo di artisti, che nonostante gli esordi delle loro carriere erano già di matrice piuttosto concettuale. Spiccano nomi come Franco Vaccari, Claudio Parmeggiani, Luigi Ghirri e Franco Guerzoni. Il lavoro di Franco Fontana condivide con questa corrente il bisogno di rinnovamento e di messa in discussione dei codici di rappresentazione ereditati dal Neorealismo. Forte non solo nel Cinema, ma anche nella fotografia. Fontana si concentra però ponendo particolare attenzione e cura anche agli esiti visivi e alla componente estetica. Quando nel 1963 avviene il suo esordio internazionale, alla 3aBiennale Internazionale del Colore di Vienna.

Resized-KHUCGNelle fotografie di questo primo periodo si vedono alcuni di quelli che diverranno i suoi tratti distintivi. Emerge una scelta di campo controcorrente rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi. E’ stato tra i primi in Italia a schierarsi con tanta convinzione e fermezza in favore del colore rendendolo protagonista, non come mezzo ma come messaggio, non come fatto accidentale, ma come attore. È attratto dalla superficie materica del tessuto urbano, da porzioni di muri, stratificazioni della storia, dettagli di vita scolpiti dalla luce. Come fosse un ritrattista, Fontana mette in posa il paesaggio. Il suo occhio fotografico ne sceglie il lato migliore con la consapevolezza che la fotografia, con il suo tempo di posa, gli obiettivi e i diaframmi, vede il mondo diversamente dall’occhio umano. Nel 1979 intraprende il primo di una lunga serie di viaggi negli Stati Uniti: Fontana non approda a nessuna rivelazione, bensì applica il suo codice linguistico, ormai consolidato, a un ambiente urbano altro, rispetto alla sua Modena, ma non alieno o incomprensibile. Qualche anno dopo, nel 1984, inizia la serie Piscine: porzioni di sinuosi corpi di donna (e a volte d’uomo), esaltate da colori squillanti, in uno spazio conchiuso, sospeso, di cui spesso non vediamo i confini. Nel 2000 inizia la serie dei Paesaggi Immaginari, in cui la prevalenza dell’invenzione sul reale arriva ai massimi livelli, rendendo chiaramente manifesto il sottile inganno teorico sotteso alla produzione precedente. In questo caso, il fotografo, che non disdegna la tecnologia digitale, riafferma la propria libertà interpretativa della realtà tramite l’immaginazione. La sua lunga carriera è ricca di riconoscimenti, premi e onorificenze in tutto il mondo. Più di quattrocento le mostre in cui sono state esposte le sue fotografie e più di quaranta i volumi pubblicati. Un evento da non perdere alla Fndango con Franco Fontana.

Fandango

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