“Certo che il latte delle mucche svizzere è un’altra cosa!” Una commedia esistenziale tra Napoli e Berlino. Dal 2 al 5 dicembre 2010 al Teatro Accento di Roma

di Marcello Tamasco
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Roma, sabato 4 dicembre 2010 – Prima dell’apertura del sipario una voce fuori campo dice: “Lo faccio lo spettacolo, o no?”, e si leva una fragorosa risata dalla platea. È Fabian Grutt, che saltando abilmente nel suo vario repertorio cabarettistico, inizia a narrare le sue esilaranti vicissitudini di figlio di madre tedesca e padre napoletano: tra una risata ed un motto di spirito ha inizio la commedia esistenziale di un forestiero, in casa sua, tra Napoli e Berlino. Si apre il sipario su una scenografia di piccoli pupazzi di peluche, l’uno dietro l’altro a riempire il palcoscenico e, prende il via una sorta di Dialogo a braccio, con tanto di canovaccio sul leggìo al centro della scena. Grutt è interprete di sé stesso, parodiante e persino ballerino. L’abile cabarettista gesticola in modo partenopeo, improvvisa, dialoga con gli spettatori, si diverte con essi a fare battute scoppiettanti e soprattutto diverte moltissimo il suo pubblico. Utilizza l’intrinseca comicità della condizione umana, sospesa tra le frustrazioni ed il ridicolo e lo fa suscitando una forte ilarità generale, come quando parla dellʼansia da performance sessuale di fronte ad una donna sgraziata col vocione.

L’accrescimento dell’effetto comico giunge quando Fabian, oltre ad avvalersi della propria mimica, mostra seriosamente un quadro, di ambientazione agreste settecentesca, che nulla ha a che vedere col contesto dello spettacolo, ed indica in esso la fonte di ispirazione delle sue gag: “da Napoli a Roma, passando per Berlino”. Parla di fastidiose “cape ‘e ‘mbrella”, di vacanze, crisi, seduzione, di donne e Social Network, ed il piccolo teatro diventa lo spazio ideale per porre in scena una società dalle mille contraddizioni, la nostra…un luogo in cui un uomo del sud del Paese può esser ritenuto, suo malgrado, un forestiero al nord e viceversa. “Certo che il latte delle mucche svizzere è unʼaltra cosa” inoltre è la classica frase che rappresenta l’utilizzo di stereotipi, contrapposti alle opinioni diffuse negative ed imperanti sugli italiani in genere. Fabian indossa molteplici maschere, ed attraverso di esse ci presenta uno spaccato della società italiana dei nostri giorni, con i suoi vizi, pregiudizi ed idiosincrasie, ma quello che c’è di bello nel Cabaret è che le contraddizioni dell’esistenza possono essere presentate con leggerezza e trasformate in ilarità allo stato puro. Autori: Fabian Grutt e Daniele Giakketta. Regia e interprete: Valerio Grutt. Scenografia: Mauro Berti.

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