Roma, mercoledì 27 luglio 2011 – Lo scorso 20 luglio moriva nella sua casa di Londra, in seguito ad una breve malattia ed all’età di 88 anni, il pittore realista Lucian Freud. E questo a poco meno di un mese dalla scomparsa di un altro grande pittore, l’astrattista e non figurativo, Cy Twombly. La morte Lucian Freud è stata comunicata solo in un secondo momento dal suo gallerista ed agente di New York, William Acquavella, che ha scelto per divulgare la notizia il New York Times.

“Voglio che la pittura sia carne”, era il motto dell’artista. Lo diceva lui stesso. E le sue parole si trasformavano in materia nei suoi dipinti: la crudezza dei particolari, la graffiante colorazione che dal reale sfiorava quasi l’irrazionalità della forza del vero. Un tratto deciso, espressionistico e di facile attribuzione. Uno spirito passionale, nella pittura, così come nella vita: forse esagerando, si dice che l’artista avesse avuto circa quaranta figli da numerose amanti. “Quello che mi interessa veramente nelle persone è il loro aspetto animale”, aveva più volte affermato. E infatti, nei suoi quadri compaiono molti animali, che affiancava a persone umane, in genere i suoi cari, amici o figli.

L’artista dei nudi e dei ritratti si era affermato fin da giovane, ottenendo la sua prima personale già nel 1944. E Rappresentando, nel 1951 la Gran Bretagna alla XXVII Biennale di Venezia affiancato da Francis Bacon (collega, amico, amante) e Ben Nicholson. I suoi dipinti sono giunti a costare cifre esorbitanti (‘Benefits supervisor sleeping’ del 1995 è stato acquistato nel maggio 2008 da Christie’s per circa 34 milioni di dollari, prezzo record per un quadro di artista vivente). La sua ultima grande mostra e’ stata allestita nella primavera dello scorso anno al Centre Pompidou di Parigi e per il 2012 è prevista una sua grande retrospettiva nella capitale britannica in occasione delle Olimpiadi londinesi.

“Ha vissuto per la pittura e ha dipinto fino all’ultimo giorno della sua vita, tenendosi lontano dal rumore dell’arte mondiale”, ha dichiarato Acquavella. “Quando era con gli altri era umile, affettuoso ma anche arguto”, ha precisato. E ancora il direttore della Tate Gallery, Nicholas Serota: “La vitalità dei nudi, l’intensità delle nature morte e la presenza dei suoi ritratti di familiari e amici sono la garanzia che Lucian Freud occupa un luogo unico nel pantheon del tardo 20 ° secolo”. Un ultimo addio ad un pittore che ha saputo fare della sua arte, un’arte per tutti.

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