Roma, giovedì 12 settembre 2013 – I detenuti attori del Carcere di Rebibbia debuttano al Teatro Argentina con lo spettacolo «La Festa», ideato e diretto da Laura Andreini Salerno e Valentina Esposito. Lo spettacolo fa parte del Festival dell’Arte Reclusa, giunto alla sua terza edizione e, per la prima volta, al cast dei detenuti-attori di Rebibbia, si affiancano venti giovani allievi dell’Accademia Internazionale d’Arte Drammatica. Insieme rendono possibile la ricostruzione emotiva di una vicenda sospesa tra il passato e il presente, tra l’ingenua gioventù e la dura maturità, tra la vita libera e la vita reclusa. La drammaturgia è di Valentina Esposito, la scenografia di Enzo Grossi, i costumi di Paola Pischedda, il disegno luci di Valerio Peroni e Cosimo Marasciulo. Il debutto è previsto per venerdì 13 settembre alle ore 21.

«La Festa» è ambientata nei primi del Novecento nelle cucine di un grande transatlantico in rotta verso le Americhe, dove prende corpo con il trascorrere dei minuti una vicenda giocata sulla nostalgia e il rimpianto tra passato e presente. Una pièce che ricorda l’attesa mai compiuta di “Aspettando Godot”. La nave, addobbata a festa, ripercorre il viaggio inaugurale di diciotto anni prima. Tanti anni dopo, invecchiati e quasi “reclusi”, i cuochi di bordo attendono che Miriam, la giovane figlia dell’armatore che aveva trascorso in navigazione i primi sei anni della sua vita, ricompaia nelle loro vite. Ma Miriam non si fa viva. I piatti che le vengono espressamente preparati ed inviati in cabina, ritornano intatti alle cucine. Fra i saloni e i ballatoi, inservienti riportano voci inquiete. La pièce prova a scandagliare l’anima di uomini che dalla loro reclusione si commuovono al pensiero degli affetti lontani, dei figli distanti, degli amori perduti. E scandaglia l’animo dei giovani, di quel difficile rapporto figlio-padre, fatto di incomprensioni e ribellioni. La reclusione è metafora dell’infinito lavorio dell’anima alla ricerca del significato universale dell’essere padri e dell’essere figli.

Teatro e carcere è un binomio di fondamentale rilevanza e nell’ultimo decennio sono state attivate iniziative a favore della diffusione della cultura teatrale presso gli Istituti di Pena della Capitale con 15 produzioni teatrali alle quali hanno assistito oltre 32.000 spettatori esterni (per il 60% studenti delle scuole superiori ed universitari). Da notare che secondo i dati statistici su oltre 380 detenuti coinvolti nelle attività teatrali presso Rebibbia fra il 2002 e il 2012 il tasso di recidiva per chi svolge tali attività con continuità ed impegno è passato da una media del 65% a quella del 6%. Tale dato è stato confermato anche dalle analisi dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari. Attualmente nel carcere di Rebibbia sono operanti tre Compagnie: Reparto G12 Alta Sicurezza, G8 Lunghe pene, G9 Precauzionale.

Il successo di questo progetto teatrale è stato coronato nel 2012, con l’ingresso della troupe dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. I cineasti hanno narrato – attraverso le riprese nelle celle e nei corridoi del Carcere – l’avventura di portare in scena il Giulio Cesare di Shakespeare con un cast di soli detenuti-attori sotto la guida di Fabio Cavalli. Il film  Cesare deve morire ha vinto l’Orso D’Oro al Festival Internazionale del Cinema di Berlino – 62° Edizione ed è stato premiato con 5 David di Donatello, tra i quali il Premio come Miglior Film dell’anno e uno speciale Nastro d’Argento al Cast.

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