Roma, lunedì 24 ottobre 2011 – “Molte vittime, parecchi edifici crollati, tanta distruzione. Abbiamo bisogno di aiuto” dichiara a NTV un’emittente televisiva turca Kulfikar Arapoglu, il sindaco di Erciş la cittadina più vicina all’epicentro del sisma. Verso le 12:41 di ieri ora italiana un violento terremoto in trenta secondi distrugge una vasta area della Turchia sud orientale al confine con l’Iran. Il sismografo dell’Istituto Kandill d’Istanbul registra l’epicentro nei pressi di Erciş a 16 chilometri a nord della città di Van. Le scosse telluriche sono avvertite anche a grande distanza in molte altre città a sud ovest di Van, tra cui Mardin che dista 446 Km dal capoluogo di provincia. L’Us Geological Survey – l’Istituto geologico americano – rileva che trattasi di sisma di magnitudo 7,2 della scala Richter con origine ad una profondità di 20 km. Verso le 22:45 di ieri ora italiana una seconda violenta scossa del 6.0 grado della scala Richter nella stessa zona semina di nuovo il panico nella popolazione civile.

Intere cittadine rase al suolo con 270 morti accertati, più di mille feriti, centinaia di dispersi e tante vite sotto le macerie da porre in salvo. In situazioni di questo tipo difficili sono le operazioni delle squadre di soccorso a causa delle vie intasate da detriti e di altri edifici pericolanti. Scene di disperazione con moltitudini di persone che fuggono senza sapere dove andare e molti che scavano con le braccia tra le rovine nel tentativo di strappare altri alla morte. Le probabilità di estrarre vive le persone dai detriti dipendono dalla rapidità d’intervento, tenuto anche conto del fatto che a tali altitudini le temperature sono molto rigide, specie al calar del sole. La regione colpita dalla catastrofe naturale è l’Anatolia centrale un’area montuosa che si erge a 1750 metri sul livello del mare e che non solo è tra le zone più povere ma è anche anche tra le più esposte a rischio terremoto di tutta la Turchia. Le città più devastate sono Erciş e Van, nella prima sono crollati 80 edifici, nella seconda 10 grandi edifici del centro.

I danni maggiori derivano dal fatto che gli edifici in Turchia, pur essendo ubicati in zona ad elevato rischio, non vengono realizzati tenendo in debito conto le necessarie norme antisismiche. Le autorità temono che, a causa dell’intensità delle scosse e della vastità del territorio danneggiato, il bilancio delle vittime possa giungere a sfiorare le 10 mila vittime. Sulla base del fatto che le scosse di assestamento, ora giunte ad un centinaio, tendono a replicarsi nell’arco di una settimana, le autorità locali per il momento proibiscono il rientro in casa da parte dei cittadini. Sono previsti aiuti umanitari da molte nazioni del mondo, tra cui i Paesi NATO, la Cina ed il Giappone. Lo Stato d’Israele, nonostante i recenti incidenti diplomatici con la Turchia, offre a questo Paese al confine tra Oriente ed Occidente aiuti incondizionati, che quest’ultimo però intende declinare.

Da tempo in Turchia non si verifica un terremoto di tale entità. La Turchia putroppo ha il triste primato di essere tra le aree a maggior rischio sismico con i suoi 8 grandi terremoti in circa settant’anni. Tra i tanti ricordiamo il sisma di Erzincan nel ‘39 definito il terremoto più devastante del 1900 con un bilancio di 160 mila decessi, il terremoto nella provincia di Van del 1976 che con una magnitudo 7.0 provocò 6000 morti e 50 mila sfollati, ed il sisma a Izmit del 1999 che con magnitudo 7.6 provocò 25 mila morti. Poi altri quattro terremoti nell’area nord ovest del Paese nel 1970, nel 2003, nel 2010 ed a maggio del 2011 che causarono un totale di 1250 morti. “Ho perso tutto ma ringrazio Dio, poiché i miei figli non erano a casa” dichiara alle telecamere di TRT la televisione di stato turca una donna di mezza età, ma intorno si alternano pianti, avvilimento e le affannose ricerche dei dispersi.

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