Il porto di Civitavecchia

Roma, venerdì 8 aprile 2011 – Le mitiche atmosfere del Café Chantant rivivono nello spettacolo “Una domenica Violetta” in cui la bravissima artista Violetta Chiarini canta molteplici brani del Novecento europeo e dona frammenti di teatro emozionale tra spiccata ironia e sensualità. “Ich bin die fesche Lola” l’artista interpreta la canzone anni Trenta calzando un cilindro nero e sedendo su una sedia al contrario proprio come fece la celebre Marlene Dietrich nel film “L’Angelo azzurro”. E come lei porta in scena una cantante mordace e trasgressiva come fosse in una bettola piena di alcool e fumo. Con fare ironico e gestualità d’altri tempi l’attrice si diverte ad impersonare il ruolo della femme fatale. Con garbato entusiasmo alterna brani musicali a piccoli monologhi verbali dal dramma alla macchietta in una coinvolgente alternanza di situazioni e tipologie teatrali. Nonostante il fragile aspetto, la Chiarini dispensa al pubblico una forte energia e lo conduce alla festosa atmosfera della Belle Époque. Violetta sa dare la sua impronta a mitiche canzoni del passato e dalla fusione di due distinti generi artistici, canto e teatro, giunge ad una propria originale ed applauditissima interpretazione. In “Ti parlerò d’amor” (1944) l’artista omaggia la grande Wanda Osiris ed i suoi celebri spettacoli di Rivista.

Nel brano “Valentine” ci ripropone quel nuovo tipo di musical umoristico creato dal celebre paroliere francese A. Willemetz a metà anni Venti, con accelerazione comica dei movimenti e l’agitazione del cappellino in stile Cafè Chantant. L’attrice piroetta sul palco e con tanto di paglietta in testa  con maestria fa roteare il bastone, mentre canta “Follow Yvette” (1924) una canzone tratta dalla commedia musicale inglese “The Street Singer” di Greenbank Helier. Nella romanza di fine Ottocento “Ideale”, scritta dagli italiani C.Errico e F.Tosti, l’attrice con trasporto ed ispirazione sfodera la grazia di una donna dell’800 per giungere ad un finale quasi piangente in stile melodrammatico. Poi canta in tedesco “Surabaya Johnny” tratta da Happy End di Brecht_Weill, un brano che costituisce una brutale rappresentazione sociale della Germania anni Trenta. Si tratta di una musica ricercata che ruota attorno ad una vicenda popolare. “Ti amo così tanto” lei canta aggrappata ad una sedia con mimica sofferente, poi si alza e parla rabbiosamente per tornare ad un filo di voce adorante, mentre strepitosi giungono gli applausi del pubblico. “Tanto pe’ cantà…” con la canzone anni Trenta del grande Ettore Petrolini l’artista canta in dialetto romanesco e porta in scena l’illusorietà dell’amore. Due canzoni popolari “Chitarra Romana” ed “Uno Tango” si fondono in un delicato medley pieno di nostalgia. La Chiarini calza i panni di una sciantosa che tra piume di struzzo e gag comiche canta “Lily Kangy” una canzone napoletana dei primi del Novecento. Qui l’attrice narra di una società in cerca di svago a tutti i costi, quando regna il caos dal punto di vista politico, ed il suo omaggio al passato ci porta a riflettere sui nostri stessi tempi. Si tratta di una ventina di brani attraverso i quali la grandissima artista, accompagnata al pianoforte dal bravo maestro Antonello Vannucchi, allieta il suo pubblico in un’atmosfera altamente evocativa tra canzoni e pièce che hanno reso leggendario il teatro italiano ed europeo nel mondo.

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