Roma, venerdì 10 giugno 2011 – Il governo battuto al Senato ed alla Camera sta scricchiolando. “Ci sono varie tensioni all’interno che denotano lo sfarinarsi di una maggioranza posticcia come i capelli del Premier, per riprendere la metafora della collega Concita De Gregorio”, afferma un divertito Eugenio Scalfari, aggiungendo che essendo i giovani la parte più penalizzata, per questo rappresentano anche la parte più incattivita della società nei confronti di questo governo. L’unto dal Signore ha perso credibilità e non la può riacquistare poiché non ha né fantasia né mezzi. Il suo contratto sottoscritto con gli italiani nel salotto di Bruno Vespa, nel lontano 2001, resta un semplice proclama. In tale contratto il Premier s’impegnava nel non ripresentarsi più alle elezioni, qualora dopo cinque anni di governo non avesse adempiuto ad almeno quattro delle promesse sottoscritte. “La vera novità è che ha perso credibilità proprio poiché non ha adempiuto ad alcuna di esse”, incalza Scalfari. Per quanto riguarda il Referendum, per il fondatore de “l’Espresso”, l’imposizione di un numero minimo di partecipanti al voto, è uno dei difetti del nostro Paese. Datosi che il Referendum richiede un Quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, per esser ritenuto valido, ed appurato che esiste un 20% di elettori che non votano mai, per il loro disinteresse nei confronti della politica, in realtà basta che un 30% decida di non votare e di sommarsi ad essi, realizzando un 50% di astensionismo, per farlo fallire.

La sfida è la seguente: da un lato la difficoltà di portare 23 milioni e mezzo di persone al voto, in un circuito referendario che passa attraverso semplici cittadini e non attraverso i partiti, dall’altro il fatto positivo che i giovani utilizzando in massa la rete on line stan facendo meritoriamente una forte campagna per portare la gente al voto, supplendo così all’assenza di comunicazione in TV. Per quanto riguarda la questione della trasmissione televisiva Annozero, il nuovo direttore generale RAI, Lorenza Lei, ha fatto in modo che il 6 di giugno scorso ne fosse decretata la chiusura. La Lei ha dichiarato di aver voluto risolvere un annoso problema giudiziario, ma di fatto ha condotto l’azienda a rinunciare ai benefici, in termini di audience, qualità, pubblicità, derivanti dalla messa in onda della trasmissione. “Ma il fatto davvero preoccupante è che la Lei, oltre ad Annozero, sta tentando di smontare allo stesso modo Ballarò e Che tempo che fa. Il Presidente RAI Paolo Garimberti, a questo punto deve mettere in gioco sé stesso. Se c’è un direttore generale che sta smontando il progetto senza passare nemmeno per il Consiglio di Amministrazione, il Presidente di Garanzia del Consiglio di Amministrazione deve dare le dimissioni. Se vanno via Michele Santoro, Giovanni Floris e Fabio Fazio non esiste più Rai Tre”. Se non c’è pluralismo d’informazione non c’è democrazia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *