Presentato da Legambiente il dossier Mare Monstrum 2009. crescono gli abusivismi edilizi, soprattuto al Sud, ma le Bandiere Nere sono state assegnate anche a molte regioni del Nord 

 

di Ludovica Marino
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Roma, giovedì 2 luglio 2009 – Per una villa in riva al mare si distruggono chilometri di costa. E’ diventata ormai una guerra quella fatta ai danni del mare italiano. Si fanno strada senza troppe difficoltà, addirittura con l’aiuto delle amministrazioni locali, gli abusivismi edilizi in alcune delle più belle regioni d’Italia, come la Campania o la Calabria; paesi conosciuti nel mondo proprio grazie ai loro bellissimi paesaggi marini, patrimonio naturale unico nel suo genere. A questo proposito, Legambiente ha presentato nei giorni scorsi nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma il dossier Mare Monstrum 2009, che porta nuovamente l’attenzione su temi più volte trattati ma mai affrontati in modo incisivo: scarichi illegali, abusivismi edilizi, pesca di frodo. “Abbattere diviene la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga”, ha sottolineato il vicepresidente e responsabile mare di Legambiente, Sebastiano Venneri, presente alla conferenza assieme a Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente. La prepotenza del cemento non ha più limiti e va di pari passo con l’arroganza di chi permette certi reati; si stimano solo in Campania 2.776 infrazioni accertate dalle Forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, seguita dalla Sicilia (2.286), dalla Puglia (1.577) e dalla Calabria (1.435).

Si tratta di giri d’affari che hanno ben poco a che fare con il turismo delle comunità locali, ma che costituiscono, più che altro, un arricchimento  ad personam; ci sono gli accessi negati dagli stabilimenti balneari, che riservano l’ingresso al mare solo attraverso l’acquisto di un biglietto apposito, c’è la costruzione di posti barca inutili, che implicano, inevitabilmente,  un ulteriore abuso di cemento, invece di riutilizzare i bacini già esistenti, come condotto in uno studio dell’Ucina, l’organizzazione che riunisce gli imprenditori del settore della nautica da diporto, insieme a Legambiente. Sussiste la questione degli scarichi e depurazione illeciti, che nonostante un calo del 5,5% restano elevati; quella dell’inquinamento delle acque di balneazione marina da parte dei fiumi, riscontrato dai monitoraggi condotti nel 2008 da Goletta Verde di Legambiente. Non cede la pesca illegale e di frodo, che vede, anzi, un aumento del 10,6% e una negativa partecipazione mafiosa nella gestione delle attività. Una situazione disarmante per tutti quelli che nutrono un profondo rispetto, che dovrebbe essere insito nell’uomo, verso un Mare Nostrum e che giustifica la lista delle Bandiere Nere 2009 creata da Legambiente, che vede recapitare il disonorante vessillo a coloro che hanno danneggiato il mare e la sua costa, a partire da politici, amministrazioni locali e società private. Nel 2009 le Bandiere Nere sono state recapitate pari merito a Veneto, Abruzzo, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Toscana e Liguria.   

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