L’America risponde alla crisi economica con la svolta ambientalista e lancia un messaggio al mondo. La Cina risponde

di Michela Emili
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Roma, domenica 22 febbraio 2009 – Fin dall’inizio sono stati forti e chiari i segnali di discontinuità del neo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, rispetto al suo predecessore George W. Bush. Dopo la chiusura della prigione di Guantanamo e il ritiro delle truppe dall’Iraq, la nuova presidenza punta sulla conversione ecologica dell’economia. Un Green New Deal che salverà il mondo dall’inquinamento e gli americani dalla crisi economica.

Il piano di Obama
Riduzione delle emissioni inquinanti e minore dipendenza dal petrolio mediorientale, questi i propositi del nuovo progetto ambientalista americano, dopo otto anni di assoluto immobilismo sul fronte verde. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica, entro il 2020, al livello in cui erano nel 1990 e a tagliarle di un altro 80% entro il 2050. Nel mirino le auto, bassi standard di efficienza e benzine più inquinanti le rendono responsabili del 50% di gas serra emessi da tutti i veicoli del mondo. A riguardo l’Epa (Environmental protection agency) dovrà riconsiderare la richiesta avanzata a suo tempo dalla California e da altri Stati del New England per poter fissare propri autonomi standard di emissioni rispetto a quelli federali. Ribaltando la precedente decisione, la California ed altri 12 stati potrebbero imporre limiti più rigidi alle emissioni di diossido di carbonio. 15 miliardi di dollari l’anno è quanto promesso dal Presidente Obama per sostenere gli investimenti dell’industria privata in nuove tecnologie, nell’ottica di un maggior sfruttamento delle risorse rinnovabili, in primis le biomasse, di maggior sicurezza nell’ambito del nucleare e di una nuova edilizia residenziale e commerciale ecocompatibile. «Questi investimenti trasformeranno le nostre industrie e ci tireranno fuori dalla crisi economica creando cinque milioni di nuovi posti di lavoro» afferma fiducioso il Presidente.

L’eco ambientalista in Cina
Un messaggio verde che scuote il mondo, o quasi. Sorvolando l’Italia, impegnata a porre veti ai protocolli ambientali, il New Green Deal travalica il vecchio continente ed arriva fino in Cina. L’intenzione del Governo di Pechino è sfruttare la crisi economica a proprio favore, investendo quando i costi sono più bassi, per riconvertire la quasi totalità delle proprie industrie alimentate a carbone e creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il direttore generale del Ministero dell’Energia Zhang Guobao ha annunciato una manovra del valore di circa 65 miliardi di euro da investire nelle rinnovabili. Oltre all’energia eolica, di cui la repubblica popolare è già leader nel mondo, la Cina concorre a costruire la centrale solare più grande al mondo, e per quanto riguarda il carbone saranno dismesse le centrali troppo vecchie e riconvertite le altre con i nuovi metodi di stoccaggio sotterraneo della CO2. Il progetto verde di Obama può condizionare positivamente tutti gli altri Paesi, anche i più restii, in relazione all’attuazione del protocollo di Kyoto. Una leadership americana proprio su temi ecologisti potrebbe esportare in tutto il mondo progetti ambientalisti e nuove tecnologie, insieme all’atteggiamento positivo di chi sente che “tutto è possibile”.

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