Greenpeace lancia l’allarme: le perdite maggiori sono nella regione del Mato Grosso e stanno mettendo a rischio l’intero pianeta

di Michela Emili
redazione@lacittametropolitana.it

Roma, sabato 7 febbraio 2009 – Il Brasile è al primo posto nel mondo per la produzione di carne e pelle bovina. A finire sul fuoco però non sono solo succulenti pezzi di carne, ma anche milioni di ettari di foresta amazzonica. Secondo il rapporto scandalo, presentato da Greenpeace al World Social Forum di Belem, intitolato “Amazzonia Arrosto”, l’espansione dell’allevamento bovino è il principale motore della deforestazione del polmone verde del mondo. A farne le spese maggiori sarebbe la regione del Mato Grosso che possiede la mandria bovina più grande e, al tempo stesso, il tasso di deforestazione più alto di tutto il paese.

I numeri del rapporto
Tra il 2000 e il 2007 circa 154,312 chilometri quadrati di foresta amazzonica sono andati perduti: un’area pari alla superficie della Grecia. Il 79,5% di queste aree deforestate è stato destinato al pascolo. Un’attività, quella dell’allevamento bovino, in forte crescita fin dagli anni Settanta, che occupa e converte illegalmente aree di vitale interesse con gravi ricadute sull’ecosistema e sul bilancio climatico a livello globale. La deforestazione, infatti, è una delle maggiori cause del rilascio di gas serra nell’atmosfera. Il Brasile è al quarto posto nel mondo per quantità di emissioni e se si continua su questa strada i rischi sono davvero notevoli. Si stima che l’Amazzonia conservi nel terreno tra 80 e 120 miliardi di tonnellate di carbonio. Se queste riserve di carbonio venissero distrutte, si emetterebbe in atmosfera una quantità di gas serra pari a 50 volte quelle prodotte dagli Stati Uniti in un anno.

La strada da percorrere
Il governo brasiliano intende raddoppiare la produzione di carni e pelle bovina entro il 2018, finanziando un ulteriore sviluppo del comparto zootecnico. «Questo contraddice gli impegni del Brasile nella lotta alla deforestazione. – denuncia Chiara Campione, Responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia – In un paese in cui il 75% dei gas serra emessi dipendono proprio dalla deforestazione, il governo dovrebbe prendere misure drastiche per fermare anziché stimolare l’espansione delle attività legate all’allevamento». Il prossimo dicembre a Copenaghen, alla conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, un qualsiasi accordo per salvare il pianeta non potrà prescindere dalla Deforestazione Zero, obiettivo che il Brasile deve raggiungere ad ogni costo attraverso strategie che combinino la riduzione progressiva della deforestazione con lo sviluppo sostenibile delle risorse naturali e la conservazione della biodiversità.

Insieme è meglio
Unirsi all’appello di Greenpeace vuol dire comprendere il valore inestimabile della foresta amazzonica e del suo ruolo nella salvaguardia dell’interno pianeta; vuol dire rivolgere l’attenzione ad una pratica per troppo tempo passata sotto silenzio che lede l’ecosistema e le numerose popolazioni indigene che vivono in Amazzonia; vuol dire denunciare interventi illegali sul territorio e l’utilizzo di schiavi nei ranch; vuol dire creare un’ attenzione mondiale sul problema che spinga il governo brasiliano ad attuare misure idonee al raggiungimento dell’obiettivo di Deforestazione Zero entro il 2015.

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