Acquista sempre più consenso la relazione tra cibo e design a tal punto da diventare una disciplina internazionale. A tavola non prevale più solo il gusto ma anche la forma con piatti che sembrano vere e proprie opere d’arte

di Roberta Marrocco
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Roma, martedì 4 maggio 2010 – “Basta digitare food design su un motore di ricerca e si aprono mondi immensi“.Sono queste le parole di Giorgio Tartaro, giornalista di importanti riviste del settore. Oggi il Food Design è diventato di gran moda, vuoi per il mutamento indotto dall’avvento dell’era dell’informazione, vuoi per una maggiore attenzione dell’industria verso le esigenze dei consumi. Quale può essere la relazione tra cibo e design? Se design, significa "dare forma ad un’esigenza", Food Design vuol dire "dare forma ad una esigenza alimentare". È una disciplina internazionale, sviluppatasi negli ultimi anni. Importanti università, ricercatori, esperti del settore ed aziende stanno investendo notevoli risorse nel suo futuro. Basa le sue regole sull’applicazione di norme derivate dalle arti visive in simbiosi con il polisensoriale. Parlare di design dell’alimentazione può far pensare, a chi non è del campo, ad una forzatura o ad un abuso del termine. Come sottolinea Paolo Barichella, noto Food Designer, "il design può essere applicato a qualsiasi cosa, la ricerca tecnologica legata alla forma di alcuni prodotti ne ha sicuramente garantito la fortuna: dal tradizionale cioccolato svizzero Toblorone, la cui architettura invita a un particolare gesto per spezzare le porzioni, alle più recenti patatine pringles, un artificio chimico-fisico-morfologico dove la fetta di patata è ricostruita in una sagoma ergonomica che si adagia sul palato e veicola le particelle che determinano il sapore solo sul lato a contatto con le papille gustative".

Il cibo prende forma e il design acquista gusto, due mondi diversi che s’incontrano e creano una nuova  tendenza, un nuovo modo di concepire lo stare a tavola: il mangiare. Va detto che molto della nuova cultura del cibo deriva da una forte spinta dal rito dell’aperitivo, dove bicchierini in plastica ben progettati, spade per stuzzichini, piattini studiati ad hoc per pasto volante o aperitivo lungo fanno da cornice al cibo. Ecco che nella maggiori capitali, si organizzano eventi con tanto di chef designer, che si prodigano a cucinare e presentare piatti che sembrano opere d’arte. “Bisogna distinguere il Food Design da “Design Food” afferma Stefano Gangli direttore creativo della rivista “LivingRoome”. Qual è la differenza? Nel primo caso è il design che prevale sul cibo, mentre nell’altro è il cibo che assume una forma. L’eccellenza è che la qualità del cibo coincida con il suo gusto, coordinato al packaging che lo presenta. Per mettere in pratica l’equilibrio tra gusto ed estetica sarà necessario “sposare” stili come purismo, minimalismo e funzionalismo, resistendo alla tentazione degli inutili “barocchismi” che imperano oggi nel settore. Il cibo diviene così un linguaggio autonomo, in cui i singoli alimenti costituiscono le parole. E’ il caso di dire che la cucina svolge la stessa funzione dell’arte.

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