Roma, martedì 22 febbraio 2011 – Una fortissima folata di vento, accompagnata da strani rumori, atterrisce i coinquilini e scuote tutto l’appartamento…Sarà dovuto a strane presenze nel loft? Apre la scena il pezzo musicale anni quaranta “Voglio vivere così”, reso celebre dall’omonimo film di Mario Mattioli. Il regista Sasà Russo trae spunto dal tema musicale del film, per cimentarsi in una parodia dell’odierna società italiana dove, al pari del protagonista del film di Mattioli, che fa di tutto per diventare attore, molti giovani fanno a gara per essere scritturati nei Reality Show. La vita quotidiana dei coinquilini di questo appartamento si snoda tra molteplici dialoghi, saltelli e gag, in cui i vari personaggi si punzecchiano, si attaccano verbalmente, soffermandosi l’uno sui difetti dell’altro. Tra la caccia al tesoro per ritrovare pigiami e bollilatte, lotte per conquistare il bagno, scambi di coppia e qualche parola ingiuriosa, viene presentata l’inconsistenza dell’interagire con gli altri nell’odierna società dell’apparire. “Sei antico, sei archeologico” recita Valentina d’Amico nei panni di Cinzia,  la rozza di periferia, rivolgendosi a Federico Melis nei panni del bohémien Carmelo. Il regista ha inteso fare un invito alla riflessione sulla pericolosità di un clima culturale che sacrifica tutto in nome dello Show, e conduce alla perdita della propria identità e libertà. Prestarsi al gioco dei Reality Show significa perpetrare il sistema della manipolabilità della realtà in nome del botteghino. Per dar maggior risalto alla vacuità della dimensione del Reality, gli attori, i cui rispettivi personaggi sono deformati in chiave grottesca, per esigenze di copione, si cimentano volutamente con un tipo di comicità demenziale. In essa il riso è istintuale e va al di là della logica. La maschera dei personaggi è rappresentata principalmente dai loro movimenti corporei, tra scatti, contratture corporali, inciampi e cadute improvvise.

I personaggi seppur convinti di agire liberamente, non son altro che marionette in mano altrui. Il gruppo teatrale è affiatato e recita all’insegna del divertimento. Carlotta, nei cui panni si cala la brava Silvia Ferrari, è una ballerina di danza classica che nonostante l’età e l’abbassamento della vista, si cimenta con continui balletti in tutù al centro della scena. E’ soprannominata Carillon poiché sembra avere una carica perenne e non smette mai di allenarsi. L’attrice realizza un effetto comico particolare, nel dare rigidità al suo personaggio: isolandosi nel suo cammino, non fa altro che esporsi al ridicolo. Costantino, impersonato dal simpatico Manuel Ricco, è un rozzo dall’accento lombardo, che nonostante il suo fare spigliato con le donne, non mostra di avere un’alta opinione di sé, tanto da divenire succube della sua compagna Cinzia e da essere definito “ometto di latta” da Clelia. Cinzia, interpretata dalla brava Valentina d’Amico, è la rozza di periferia che con uscite pacchiane, imperiose ed esilaranti è sempre impegnata nella difesa del suo territorio. Carmelo, impersonato da un espressivo e dinamico Federico Melis, è un giovane dalla vita sregolata, che a causa del suo far tardi la sera si ritrova a dover riposare di giorno. In questa stessa pièce ha l’opportunità di cimentarsi con bravura in due ruoli opposti, quello del mandrillo seduttore di donne e quello del gay a caccia di rossetto. Colette, alias la brava Veronica Corsi, è la prosperosa ragazza italo-francese, inviata a sconvolgere con estrema esuberanza, gli equilibri del loft. Clelia, interpretata da un’ottima Eleonora Micali, è il personaggio femminile più scaltro di tutti, che con metodicità e riflessione scopre le magagne degli altri. La Micali è particolarmente brava nella tecnica dell’esagerazione ovvero nel parlare di cose insignificanti come fossero rilevanti, o nello sminuire cose di importanti, al pari delle banalità.

Dopo le direttive della voce fuori campo, i coinquilini del loft iniziano a comportarsi in modo differente dal solito. Ad esempio Carmelo, impersonato dall’attore Federico Melis, contrariamente a prima, inizia ad avere voce e movenze da donna. A cosa è dovuto tutto ciò? Moravia diceva: “L’attore è un personaggio apparentemente facile; che però, ad un esame attento, rivela…profondità insospettate…egli arriva all’espressione attraverso la negazione della propria personalità”. Il regista ha inteso tradurre in teatro la parabola delle umiliazioni patite da ogni individuo nell’odierna società. Una società in cui un giovane per poter avere un lavoro è tentato a porre in vendita persino l’intimità della propria casa. L’intento è quello di far scaturire una situazione comica da una drammatica, per fornire alla vicenda un ritmo vivace e teatralmente divertente. Il teatro pone la realtà in discussione ed in una società in decadenza, la riflessione oltre che suscitare il riso, può avere valore terapeutico.


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