Finisce 3-0 per il Brasile la sfida di Pretoria. La nazionale non supera il primo turno e rimedia tre reti in 7 minuti. Tutte nel primo tempo. Non servono gli innesti di Rossi, Pepe e Gilardino a ridare fiato ad una squadra lenta e impacciata

 

di Thomas L. Corona
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Roma, domenica 21 giugno 2009 – Sarà stata voglia di vacanza, sarà stata voglia di tirare un po’ il fiato dopo un lungo e logorante campionato come quello italiano, fatto sta che gli azzurri di Lippi rimediano un’altra brutta figura. In uno stadio tutto esaurito e che tifava per il bel calcio, cioè per il Brasile, l’Italia si presenta con il 4-3-3, il modulo che già aveva mostrato qualche crepa nelle precedenti sfide con gli Usa e con l’Egitto. Tra pali e batticuore gli azzurri resistono solo 37 minuti, quando cioè un tiro sbilenco di Maicon, in ombra per tutta la partita, finisce sui piedi di Luis Fabiano che scappa a Cannvaro e Chiellini (la prossima difesa bianconera) e infila Buffon. Il gol era nell’aria perché in precedenza due volte i legni e un grande intervento del nostro portiere avevano impedito ai Verdeoro di passare in vantaggio. L’Italia non reagisce e dopo solo due minuti il solito Fabiano raddoppia con un tocco morbido a pochi metri dalla porta. Un uno-due che stende la nostra nazionale incapace di reagire, né di coprire a centrocampo. E così su una palla persa in attacco scatta il contropiede che porta al 3-0. Autogol di Dossena, che spiazza l’incolpevole Buffon nel tentativo di chiudere la diagonale. 3 gol in 7 minuti.

Nel secondo tempo il Brasile arretra, porta palla, gioca a torello con gli azzurri. È una lenta agonia quella che si consuma in campo, mentre arrivano le notizie della disfatta egiziana (3-0) e del ribaltone statunitense che conquista l’accesso alla semifinale con la Spagna. Basterebbe un solo gol agli azzurri per accedere alla sfida di Bloeamfontein con le Furie Rosse. Ci prova da fuori il solito Giuseppe Rossi e di anticipo Gilardino, ma è bravo Julio Cesar ad opporsi. L’Italia nel secondo tempo è più intraprendente, grazie all’ingresso di Pepe, che dà vivacità sulla destra e spesso salta l’uomo. Suo il gran tiro che sbatte sulla caviglia di Luisao invece di finire in rete. Ma il muro difensivo brasiliano regge. Pirlo e De Rossi non illuminano; all’Italia manca fantasia e agonismo. È vero che i nostri sono stabilmente nella meta campo avversaria, ma è anche vero che i brasiliani arretrano, ci lasciano giocare e quando possono ripartono veloci in contropiede. Il modulo scelto da Lippi, il 4-3-3, si sgretola al cospetto del centrocampo brasiliano. I giocatori di Dunga arrivano sempre per primi sulle palle vaganti. Segno della loro superiorità tecnica, ma anche che la squadra italiana così come è messa in campo non può sostenere una linea di centrocampo a tre.

Iaquinta a sinistra non sfonda mai e viene sostituito nel primo tempo da Giuseppe Rossi, che però non ripiega e quindi non supporta in fase difensiva. Luca Toni da solo non riesce a tenere palla e a far salire la squadra. La linea difensiva appare ossidata. Zambrotta non affonda mai e sembra spesso in affanno. Cannavaro e Chiellini non riescono a contenere gli inserimenti di Fabiano e del giovane Ramires, giocatore interessante: potrebbe essere il nuovo Kakà, che si muove tra la linea del centrocampo e della difesa azzurra. La squadra di Dunga attacca sempre palla a terra e per le vie centrali. Lippi, maestro nel leggere le partite e cambiare in corsa, questa volta non escogita niente per arginare la piena brasiliana. Anche perché la squadra messa in campo da Dunga è forte fisicamente e dotata nel palleggio. Ma veramente non serviva un giocatore come Cassano? E che fine ha fatto Foggia? Alcune scelte del ct sono apparse discutibili, a partire da quella di non cambiare il modulo tattico e di non osare di più con i giovani. Insomma, il disastro in parte annunciato si è consumato regolarmente. Lasciamo il Sudafrica con due sconfitte in tre partite. Cinque reti subite e tre fatte. Speriamo di tornarci l’anno prossimo per i Mondiali 2010 con una squadra competitiva, perché la Nazionale vista oggi è per tre quarti da ricostruire.

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