L'ex presidente del Nasdaq, Bernhard Madoff

Una truffa durata vent’anni e mai scoperta nonostante l’autorità di controllo abbia più volte ricevuto “dettagliate segnalazioni sugli illeciti di Madoff”. Esposte alla truffa anche Unicredit, Banco Popolare ed enti cattolici Usa

di Andrea Aidala
aaidala@lacittametropolitana.it

L'ex presidente del Nasdaq, Bernhard MadoffLunedì 16 marzo 2009 – La truffa del secolo: una frode da 65 miliardi di dollari che vede un solo uomo alla sbarra, il reo confesso Bernhard Madoff. L’ex presidente del Nasdaq si è dichiarato colpevole degli 11 capi d’imputazione a lui contestati e attenderà in carcere la sentenza della corte prevista per il prossimo 16 giugno. Un inganno, quello concepito da Madoff, che ha compiuto i suoi primi passi nei primi anni novanta e che ancora oggi nasconde interrogativi che non hanno trovato risposta. Com’è possibile che un solo uomo sia riuscito a truffare oltre a migliaia di piccoli risparmiatori anche banche e istituti finanziari esperti protagonisti della finanza internazionale? Com’è possibile che una frode durata quasi vent’anni e basata su un sistema quasi elementare non abbia per tanto tempo insospettito investitori e autorità preposte al controllo delle attività finanziarie?

Ovvie le domande, dubbie le risposte.
Madoff si è dichiarato unico ideatore dell’inganno, ma a questo la Corte non pare aver creduto, le indagini proseguono e si ricercano probabili complici. Riguardo al meccanismo utilizzato per il reperimento di capitali, l’esperto finanziere non avrebbe fatto altro che replicare il metodo reso famoso dall’italo americano Charles Ponzi che riuscì ad accumulare, grazie a questo sistema, 11 miliardi di dollari. Il celebre schema Ponzi prevede la promozione di investimenti ad alto rendimento a breve termine ed il pagamento ai primi malcapitati di ingenti interessi sui presunti investimenti effettuati. Allettati dalle enormi possibilità di guadagno i primi investitori sarebbero stati invogliati a perpetuare l’affido del proprio capitale e far pubblicità favorendo l’ingresso nel gioco di nuovi risparmiatori. Dal momento che i rendimenti non sono assolutamente garantiti da reali investimenti ma dal denaro dei nuovi clienti, il sistema, come è ovvio, è destinato a crollare a causa della sempre crescente difficoltà di reperire nuove vittime da spennare così da corrispondere profitti ai primi “creduloni”.

Come sia stato possibile che la Securities and Exchange Commission, l’autorità della borsa americana, non si sia mai accorta di niente appare un mistero. Solo adesso, dopo vent’anni d’inganni, la Sec, come dichiarato dal suo presidente Christhopher Cox, “ha scoperto che credibili e dettagliate segnalazioni degli illeciti finanziari di Madoff, risalenti almeno al 1999, sono state più volte portate all’attenzione dello staff della Sec, ma non sono mai state portate davanti alla Commissione perché aprisse un procedimento”. Un’inchiesta interna appurerà eventuali responsabilità.

Abbiamo già anticipato che a cadere nella trappola preparata dal finanziere americano siano stati anche diversi istituti bancari quali, Santander, Hbsc, Bnp Paribas, Rbs, Natixis, Bank Medici, ma anche le italiane Banco Popolare e Unicredit. In particolare pare che Bpop risulti esposta per 8 milioni di euro ai fondi fantasma riconducibili a Madoff attraverso la controllata Aletti Gestielle Alternative, mentre Unicredit ha tempo fa confessato un’esposizione diretta pari a 75 milioni di euro a cui però va sommata una indiretta a causa della partecipazione del 25%, attraverso Bank Austria, all’intero capitale di Bank Medici, istituto austriaco che sui fondi fantasma ideati dall’ex presidente del Nasdaq ha investito tutto il suo patrimonio pari, secondo alcune indiscrezioni, a 3 miliardi di dollari. Insieme alle banche, tra le vittime della grande truffa anche diversi enti cattolici, primi tra tutti i Redentoristi. In una intervista al Catholics News Service, il cui contenuto è stato riportato in Italia da “ilsole24ore”, Steve Schott, manager della società di advisory “Cap Trust” di Miami nonchè consulente di diverse diocesi e congregazioni statunitensi, “ha spiegato che nei portafogli degli enti cattolici americani è ragionevole pensare a perdite in media del 25%”.

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