Il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli

Basta con i trasferimenti statali sulla base della spesa storica. Le Regioni godranno di autonomia finanziaria supportata da compartecipazioni statali calcolate sui cosiddetti “costi standard”.  Incerti i costi per il passaggio al nuovo regime tributario, lungo l’iter per la sua completa attuazione

Il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderolidi Andrea Aidala
aaidala@lacittametropolitana.it

Roma, giovedì 26 marzo 2009 – La Camera dice si al Federalismo fiscale. Dopo il via libera del Senato, il ddl Calderoli subisce alcune modifiche ma il suo cuore rimane immutato: basta con i trasferimenti statali agli enti locali sulla base della spesa storica.  I diversi livelli di Governo saranno dotati di una propria autonomia finanziaria supportata da compartecipazioni con cui finanziare le proprie attività a “costi standard”, ovvero quei costi a cui presta i servizi l’ente locale più virtuoso. In particolare le attività svolte dalle Regioni si distingueranno in fondamentali, dove il finanziamento e le perequazioni saranno integrali, e non fondamentali, dove le risorse saranno unicamente calcolate sulla capacità fiscale per abitante. A determinare nel dettaglio la misura
dei trasferimenti perequativi, mirati principalmente ad assistere gli enti locali di aree più svantaggiate e che su proposta del Pd saranno principalmente a carico dello Stato, sarà la Regione più parsimoniosa ed efficiente a cui tutti gli altri dovranno necessariamente adeguarsi. Capitolo a parte per le Regioni a statuto speciale per cui saranno previsti tavoli speciali.

Benché definiti in via di principio, resistono forti dubbi sui contenuti e i termini di corresponsione del gettito ai diversi livelli di Governo che saranno chiariti solo con l’approvazione, prevista tra due anni, di decreti legislativi. Per consentire al Parlamento di sorvegliare tutto il cammino della riforma sono stati rafforzati, al suo passaggio alla Camera, i poteri della commissione bicamerale di attuazione. Questa infatti non solo potrà esprimere “osservazioni”  e valutazioni ma, nel caso lo ritenesse opportuno, portare l’operato del Governo all’attenzione del Parlamento.

Oggetto del ddl Calderoli anche la creazione di 8 città metropolitane, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Napoli e Reggio Calabria. Queste nasceranno per iniziativa dello stesso Comune o della Provincia di riferimento a cui seguirà un referendum confermativo. L’istituzione di tale ente segnerà la conseguente scomparsa della stessa Provincia. Le città metropolitane godranno di particolari poteri “in materia di pianificazione territoriale e infrastrutture, strutturazione dei sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale”. La riforma riguarderà anche l’istituzione di Roma Capitale che, oltre a usufruire delle prerogative previste per le città metropolitane, godrà di maggiori introiti fiscali dovuti al suo ruolo nella Repubblica e si vedrà ceduto, a titolo gratuito, parte del patrimonio immobiliare dello Stato non più sfruttato dall’Amministrazione Nazionale.

Il voto alla Camera rappresenta senza alcun dubbio una grande vittoria del Carroccio, che ha fatto del federalismo la sua bandiera, ma la strada per la sua completa attuazione appare lunga ed il traguardo lontano. Ad attendere il realizzarsi del sogno leghista, una lunga e difficile corsa a tappe verso la completa definizione del nuovo modus tributario, e poi l’effettiva entrata a pieno regime prevista, al netto di possibili intoppi, solo nel 2016.
Tempistica a parte, uno dei punti più controversi della riforma riguarda i costi. Secondo i primi calcoli il passaggio al nuovo sistema fiscale peserà sul bilancio nazionale tra i 70 ed i 100 miliardi di euro spalmati nei già previsti cinque anni di transizione dal vecchio al nuovo sistema. Per sapere con discreta certezza i veri numeri bisognerà, però, attendere la pubblicazione della relazione tecnica allegata al primo decreto di attuazione del provvedimento che dovrebbe vedere la luce entro i prossimi 12 mesi.

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