Roma, lunedì 16 maggio 2011 – In scena al Teatro dei Contrari di Roma fino all’8 maggio, lo spettacolo teatrale Goodbye Gheddafi è stato prolungato fino al giorno 12. Scritto, diretto e interpretato da Tiziano Turci, è stato vincitore del premio Short, del Concorso Nazionale Corti Teatrale (settembre 2010) e ha ricevuto il Premio della Critica alla prima edizione del Concorso Cantieri Opera Prima dell’Atelier Meta-Teatro di Roma (dicembre 2010). Ispiratosi ai libri del giornalista e reporter Gabriele Del Grande, un ironico ma pungente Turci mette in scena uno spettacolo che ci narra di avvenimenti più che mai attuali. Quello a cui si assiste è un meta-teatro e l’attore cantando, suonando, interagendo con gli spettatori, mette a nudo quello che accade tra l’Italia e la Libia, Ceuta e Melilla, il nostro Governo e le direttive europee. Le stesse che costruiscono il presente e il futuro dei di tutti noi. Le politiche dell’immigrazione, il concetto di democrazia, quello che accade tra la Libia e Lampedusa prendono corpo da una narrazione teatrale accompagnata da motivi jazz e rap.

Turci immerge il pubblico all’interno di un viaggio reale e metaforico di un Ulisse contemporaneo per parlarci dei tanti viaggi della speranza di gente che sogna e spera in una vita migliore. Il suo intento è “mostrare che esiste un lato nascosto e volontariamente omesso dall’informazione rispetto a chi fa parte del grande universo dell’immigrazione  in Italia e in Europa”. Lo stesso attore afferma che “l’operazione di copertura mediatica rispetto agli sbarchi di clandestini mira a creare paura ed emergenza al fine di giustificare alcune azioni del governo che altrimenti potrebbero essere difficilmente condivisibili dall’opinione pubblica”. Non ci si preoccupa di raccontare il drammatico viaggio e l’odissea che queste persone sono costrette a subire.

Lo spettacolo non è certo privo di satira sull’operato, o meglio sul non operato, dei nostri politici, sul concetto di democrazia e dei rapporti che l’Italia ha avuto con Muammar Gheddafi. In particolare Turci parla della nostra discutibile relazione e dell’accoglienza riservata al dittatore quando venne in visita, quel famoso 9 giugno del 2010, e per il patto stretto con lui a Bengasi per arginare la partenza degli immigrati dalle coste libiche verso il nostro Paese. “Noi stringiamo amicizia con un capo di Stato che ritiene che la ‘democrazia’ derivi dalla parola ‘Koras’ (sedia) e che quindi la ‘democrazia’ sia persone sedute su una sedia”. Non mancano risate in sala, ma l’attore emiliano, con i suoi monologhi intensi e divertenti allo stesso tempo, invita a riflettere, quindi, in maniera più attiva e critica sull’attuale situazione internazionale. La particolarità del lavoro si percepisce già dal titolo che Turci ha scelto. Goodbye Gheddafi, è “un addio rivolto al dittatore da parte di tutti coloro che cercano di lasciare le coste libiche, ma anche a Mubarak, a Ben Alì, a Bashar Al-Asad, a Ahmadinejad, a tutta l’informazione che manca di raccontare, a tutte le scelte politiche raccontate in un modo ma agite in un altro, a tutto quello che non è democratico, ma soprattutto a tutti quelli che non si occupano del fatto che le cose siano democratiche”. 

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