Frascati, venerdì 27 gennaio 2012 – Si celebra oggi il Giorno della Memoria, istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano con voto unanime, per commemorare le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, per ricordare l’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

«La data del 27 gennaio è stata scelta come ricorrenza del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz, che ho personalmente visitato e che ha lasciato in me un’emozione indelebile, per l’orrore che mi ha suscitato l’immenso campo di sterminio, al cui ingresso per una sorta di macabra irrisione era scritto «Arbeit macht frei»: Il lavoro rende liberi – dichiara il sindaco di Frascati Stefano Di Tommaso -. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti hanno rivelato per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. Nei campi di sterminio morirono quasi 6 milioni di ebrei. Fu un genocidio pianificato con sistematicità criminale, che ancora oggi lascia sgomenti e che ci impone l’obbligo della rievocazione, perché non accadano più simili, imperdonabili violenze. Per questo voglio ribadire la mia vicinanza alla Comunità Ebraica di Roma».

«Il Presidente della Camera Gianfranco Fini di recente ha dichiarato che “già dietro il filo spinato dei lager emerse l’urgenza di ricordare, per fare in modo che non venisse mai cancellata la memoria di quanti sono spariti nelle camere a gas e dei loro carnefici. Oggi, il compito principale delle istituzioni è contrastare non solo ogni forma di razzismo, passato e presente, ma soprattutto i negazionisti di oggi che si collegano idealmente ai nazisti di ieri”. Queste sono parole “forti come pietre”, per citare Arrigo Levi, e che prendono giustamente le distanze dai revisionismi di comodo, così come ha fatto una celebre sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo – continua il Sindaco Di Tommaso -, che nel 98 rigettò il ricorso del filosofo francese Garaudy “perché non si possono negare fatti dei quali si discute ancora come siano potuti avvenire e come possano essere interpretati”».

«Come ha scritto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “la memoria della Shoa non si attenua, nella coscienza degli italiani e degli Europei. Sempre nuove ricerche continuano ad accrescere la conoscenza di quella che fu, forse la più immane tragedia nella storia Europea”. Per questo non solo è doveroso, ma importante ricordare, conoscere, cercare di capire. È importante perché ciò che è accaduto può ritornare, per assurdo e impensabile che sia”. In quest’ottica – conclude il Primo Cittadino di Frascati – vedo con grande favore il progetto presentato di recente al Parlamento Europeo di Strasburgo per l’istituzione, il 6 marzo di ogni anno della Giornata europea in memoria dei Giusti, per commemorare coloro che si sono opposti e ancora oggi si oppongono con coraggio e responsabilità ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi. E il mio pensiero va alle Primavere Arabe, a quanto è accaduto in Tunisia, Libia, Egitto nei mesi passati e a quanto sta ancora accadendo in questi giorni in Siria, dover centinaia di persone, giovani, donne, bambini, anziani, muoiono quotidianamente per riaffermare i principi basilari di libertà e di democrazia».

La data del 6 marzo è stata scelta in omaggio a Moshe Bjski, presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, l’ente nazionale israeliano per la Memoria della Shoa, scomparso il 6 marzo 2007. Lo sterminio sistematico nel complesso di Auschwitz, iniziato il 15 agosto del 1940 terminò solo nel novembre del 1944, per volontà strategica da parte dei vertici del Terzo Reich di cancellare ogni prova del genocidio. Alla fine, dell’oltre un milione di deportati, pochi furono coloro i quali sopravvissero ad Auschwitz: le controversie circa il numero esatto delle vittime sono ancora in corso, ma gli storici fanno oscillare i loro dati tra 1.100.000 e 1.500.000 vittime. Insieme ai milioni di ebrei nei campi di concentramento morirono anche migliaia di portatori di handicap fisico o psichico, slavi, zingari, Pentecostali, Testimoni di Geova e omosessuali. Naturalmente trovarono la fine anche gli oppositori del nazismo, tra cui anche 40.000 militari italiani, sui 650.000 deportati in Germania, che dopo l’Armistizio non avevano aderito alla Repubblica Sociale di Salò.

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