Da luglio a settembre il Teatro La Scala porterà il capolavoro dei capolavori di Roland Petit in tournée in molte città d’Italia, in diverse capitali d’Europa, in Israele, Giappone e Danimarca

di Antonella Furci
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Milano, domenica 12 luglio 2009 – Era il 1972 quando per la prima volta in assoluto il famoso coreografo francese Roland Petit riceve dalla figlia un disco dei Pink Floyd con l’invito a creare una balletto sulle note della grande rock band inglese. Da quella ardita intuizione nacque il «Pink Floyd Ballet» che debuttò al Palais des Sports di Marsiglia quello stesso anno. L’evento riscosse un successo di portata straordinaria grazie anche al fatto che ad accompagnare dal vivo il balletto furono addirittura gli stessi Pink Floyd. Ora, dopo aver fatto il giro del mondo, è il Corpo di Ballo della Scala a presentarlo al pubblico italiano per la prima volta in forma integrale, che dopo essere stato in scena al Teatro scaligero dal 29 giugno all’8 luglio, verrà portato in tournée in alcune città d’Italia, nei prossimi giorni a Cremona e a Torino, e poi in Europa, Israele, Giappone e Danimarca.

E’ un vero balletto rock che solo la mente aperta di Roland Petit poteva concepire, conquistato dal pop visionario dei Pink Floyd di quegli anni, Petit tradusse sulle punte  l’energia di quella musica, grazie anche agli effetti di luce e laser che rivestono le scene. La coreografia è costituita da momenti sempre differenti in cui è possibile vedere alternarsi l’intero corpo di ballo a passi a due o ad assoli al ritmo pulsante degli storici brani tratti da “The Wall”, “The Dark Side of the Moon”, “Meddle”, “Relics” “Is There Anybody Out There?” e “Obscured by Clouds”. Non ci sono scene costruite. L’assistente Di Petit, Jean Michel Desiré, ha realizzato degli effetti straordinari riuscendo a fare in modo che ogni brano di danza abbia un suo “vestito” di luce.

“E’ un balletto” – come dice lo stesso Roland Petit – “moderno e contemporaneo ma allo stesso tempo classico, perché per ballarlo bisogna avere una grande tecnica, che è quella della danza classica”. Nel corso degli anni, pur mantenendo l’impronta originale, la coreografia ha subito  qualche evoluzione, rimanendo però sempre fedele allo stile di Roland Petit, in cui ogni particolare è importante, il controllo del movimento e la musicalità sono determinanti. Il grande successo di quest’opera è dovuto alla ventata di originalità che il famoso coreografo ha portato nel mondo classico della danza. Non è infatti consuetudine vedere  ballerine sulle punte muoversi al ritmo del rock.

Di a.furci

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