Roma, lunedì 6 giugno 2011 – E’ difficile oggi parlare di politica. E’ sempre più forte infatti il disamore della gente rispetto ai politici e agli argomenti che questi affrontano, ritenuti dalla maggior parte troppo lontani dalla vita di tutti i giorni. Per questo è importante ascoltare la testimonianza di un giovane dirigente politico che, nonostante tutte le difficoltà di fare politica a livello locale, continua ad avere passione e voglia di ascoltare e seguire le problematiche che nascono nella società civile. Alessandro Di Tommaso è oggi segretario del Partito Democratico di Terracina (Latina). A differenza dell’andamento negativo del PD nella Provincia di Latina, Di Tommaso ha ottenuto una buona affermazione con 511 preferenze, risultando tra i più votati in tutta Terracina.

Come e perché hai iniziato a fare politica? Da sempre, mi verrebbe da rispondere di getto. In realtà ho iniziato a fare sul serio durante gli anni dell’Università: allora è iniziata la mia militanza politica, quando ero poco più che un ragazzo. E di pari passo inizia il mio impegno politico nella mia città diventando nel 2005 coordinatore cittadino dei giovani della Margherita, fino a diventare segretario dal 2008 a tutt’oggi del Partito Democratico. Perché, è semplice, almeno per me: credo sia un dovere, prima che una responsabilità, impegnarsi di difendere la mia città. E perché credo che chi ha il coraggio delle idee, la passione, può ancora vincere sull’antipolitica.

Cosa diresti per avvicinare alla politica un giovane di oggi che ne vede e sente di tutti i colori? Per prima cosa, prendendo a prestito le parole di Berlinguer, ricordo a me stesso prima che ai ragazzi della mia età, che “ la prima semplice verità che va ricordata ai giovani è che se la politica non la faranno loro rimarrà appannaggio degli altri”. E sono questi “altri” ad aver deluso, tradito prima che noi, la politica, quella con la P maiuscola. Solo un nuovo modo di fare politica dove i cittadini si riprendono spazi e luoghi della politica, parole come cambiamento e rinnovamento rimarranno vuote di significato.

Credi quindi che tutti debbano e possano fare politica? No, è stata proprio l’idea che tutti potevano e possono far politica a svilire la politica come costruzione di un paese, di una città migliore. L’illusione venduta a buon mercato dal centro destra negli anni di tangentopoli ha creato il mostro del “qualunquismo”, del tanto “sono tutti uguali”, quindi del disimpegno e della sfiducia. Il resto l’ha fatto l’improvvisazione e l’impreparazione, al posto dei “professionisti della politica”, “i debuttanti alla sbaraglio”. Peccato che il conto lo paga il cittadino sulla sua pelle.

Perché mai come oggi la politica è vista come un palazzo fuori dalla vita del popolo? E quali le possibili soluzioni? Perché è lontana anni luce dai problemi di tutti i giorni, è una politica che si parla addosso. Per usare una metafora, non sta sul pezzo. Più che di soluzioni, parlerei di temi, di programmi da riportare al centro del dibattito politico. Solo così la politica tornerà ad essere credibile.

Com’è la politica in provincia e quali le dinamiche che la contraddistinguono? Non credo porti forti privilegi personali come a livello nazionale? La politica locale, in Provincia, è lo specchio di quel che accade a livello nazionale. Un esempio per tutti: anche qui è arrivato il modello dell’Imprenditore prestato alla politica. In ritardo di dieci anni e più. I privilegi personali dipendono non tanto dal livello, ma da come e perché si fa politica, ci si impegna. Io, nel mio piccolo, credo che “il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei loro sogni”.

La politica è ancora viva!

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