Roma, domenica 13 maggio 2012 – Per il secondo anno consecutivo alla Lazio sfugge l’entrata in Champions League e si deve accontentare dell’Europa League. Dopo un campionato di vertice, nell’ultima parte della stagione la Lazio ha gettato al vento una qualificazione meritata per delle prove, in trasferta, davvero imbarazzanti. Molti i motivi di questo fallimento: la serie infinita di infortuni, mai risolti, e la scellerata e assurda campagna acquisti nell’ultima sezione invernale.

Una squadra stanca e con gravi lacune tecniche nel girone di ritorno ha collezionato otto sconfitte: troppe per una formazione che dovrebbe affermarsi nel panorama europeo. La Lazio conquista il quarto posto e accede all’Europa senza i preliminari ed eviterà di iniziare la stagione anzitempo. Molti i nodi da sciogliere per la premiata ditta Lotito-Tare (nella foto in basso a destra, il Ds Igli Tare), che dovranno capire a chi affidare il timone della Lazio ed inserire nell’organico forze nuove per rimpolpare una rosa che, in diverse occasioni, ha dimostrato di non essere all’altezza della situazione.

Nella gara odierna la Lazio, malgrado le pesanti assenze, ha saputo interpretare al meglio la gara ed ha conquistato i tre punti, battendo l’Inter per 3-1. Il tecnico Reja (nella foto in alto) è sceso in campo con il 4-3-2-1 con Bizzarri tra i pali e la linea difensiva composta da Scaloni, Diakite, Biava e Konko. In mediana un trio del tutto nuovo: Cana, Ledesma e Candreva. Alle spalle di Kozak la coppia Mauri-Lulic. Note di merito per tre calciatori che, malgrado storie diverse, hanno saputo risalire la china e, in queste ultime gare, hanno dimostrato di poter stare, anche molto bene, nella Lazio: Scaloni, Cana e Candreva.

La gara

Igli Tare
Igli Tare

Di fronte ad un Olimpico delle grandi occasioni, circa 50mila spettatori, e con la curva Sud finalmente riaperta, la Lazio ha iniziato alla garibaldina riuscendo a pressare l’Inter nella propria metà campo e ad impensierire Castellazzi e compagni. Dopo una manciata di secondi è Mauri, da buona posizione, a non trovare il tempo giusto per la battuta a rete e a divorare la prima occasione da gol. L’Inter si difende con ordine e come può si affida alle ripartenze ispirate da Guarin, migliore in campo con Maicon, che in due occasioni fa venire i brividi ai fan biancocelesti.

La Lazio, malgrado la mole di gioco prodotta, non riesce mai ad impensierire i meneghini che allo scadere gettano al vento l’occasione per passare in vantaggio con Milito che, servito da Maicon, con un colpo di testa sfiora il palo. Allo scadere è il centravanti argentino a finalizzare un calcio di rigore decretato dal direttore di gara Damato di Barletta, per un dubbio fallo, fuori area, di Ledesma su Maicon.

Nella ripresa la Lazio si getta in avanti alla ricerca del pareggio e dopo aver sfiorato la marcatura con tiri dalla distanza di Ledesma e Candreva, è Kozak, al 13’, con un colpo di testa a ristabilire la parità. Malgrado il pareggio, sull’Olimpico cala il gelo dopo la rete realizzata da Fabrini dell’Udinese, che sul 2-0 interrompe il sogno di rimonta dei laziali. I calciatori della Lazio non si fanno influenzare e, malgrado le notizie negative che arrivano da Catania, continuano a macinare gioco e avversari e al 19’ è Candreva a firmare il raddoppio dopo una pregevole azione del centrocampista laziale.

L’Inter non demorde e Pazzini, subentrato a ad uno spento Alvarez, prende il palo. Scampato il pericolo la Lazio allo scadere della gara realizza la terza marcatura con Mauri. Dopo il triplice fischio finale del direttore di gara, pessima la prova del fischietto di Barletta, i calciatori vengono accolti dagli applausi dei sostenitori laziali, che per mesi hanno cullato un sogno chiamato Champions. Già: un sogno.

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