Roma, sabato 12 maggio 2012 – Il tecnico spagnolo ha finalmente deciso: lascia. Luis Enrique (nella foto) abbandona la panchina della Roma dopo una stagione fallimentare di cui lui si assume tutte le responsabilità, scagionando società e giocatori. Con lui, tramontano tutte quelle sensazioni, al limite dell’utopia, di portare in Italia una filosofia diversa, fondata su una proposta di gioco offensiva sempre e ovunque che, suo malgrado, si è rivelata croce e delizia della stagione.

I numeri (parziali) sono impietosi: 15 vittorie, 8 pareggi, 14 sconfitte, con 57 gol fatti (quarto miglior attacco) e 52 reti subite (tredicesima peggior difesa). Dati di una clamorosa arma a doppio taglio, che vede la Roma segnare molto, ma incassare altrettanto. Luis Enrique, da gran signore quale ha dimostrato essere durante la stagione, abbassa la testa e incassa le critiche, senza cercare alibi inutili e stucchevoli. Molti si sarebbero aggrappati alla scusa di un mercato di gennaio deficitario, come confermato a più riprese dal Ds Walter Sabatini, oppure dal materiale umano troppo giovane ed inesperto per palcoscenici così difficili e stressanti quali la Serie A e Roma in particolare.

Lui no. Prende e porta a casa, senza repliche, rifiutando anche l’ultimo, disperato, tentativo da parte del Dg Franco Baldini di rivedere la sua decisione, dopo i precedenti attestati di fiducia da parte di due simboli della squadra come Totti e De Rossi. Ora la società si guarda intorno per il successore. Dalle ultime indiscrezioni, si parla di un intrigante, quanto clamoroso, ritorno di Vincenzo Montella. Il tecnico, ora alla guida del Catania, non si farebbe certo pregare per tornare a Roma, ma ciò significherebbe un “eretico” ritorno al passato, esorcizzato fin dall’inizio dalla nuova società e che ha portato all’allontanamento dello stesso tecnico campano lo scorso anno.

L’ “aeroplanino” (ribattezzato così dai tifosi della Roma nell’anno del terzo scudetto) quindi “raddoppia”, pensando ad un futuro prossimo sulla panchina capitolina e ad una stagione all’insegna del rilancio e del bel gioco, tanto predicati ad inizio anno, ma che, per un motivo o per un altro, si sono visti a sprazzi nell’ultima stagione. A Baldini l’ardua sentenza.

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