Dopo la sconfitta con il Milan, la pausa di campionato potrebbe non servire alla formazione biancoceleste per uscire dal tunnel. Forse sarebbe più opportuna una profonda scossa alla squadra con l’esonero di mister Ballardini, che ha dimostrato di non essersi ancora calato nella realtà laziale

 

 

diGipro
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Roma, domenica 8 novembre 2009 – Continua il momento-no della Lazio che cede l’intero bottino in palio al Milan (1-2). Una sconfitta che fa piombare la formazione laziale in piena zona retrocessione a soli due punti dalla coppia Livorno-Atalanta. Dopo due giorni di riposo la Lazio si ritroverà a Formello per poi partire per l’ennesimo ritiro con la sede ancora da decidere. Dopo la sosta per la nazionale italiana, la Lazio dovrà affrontare la delicata trasferta di Napoli e un eventuale passo falso aggraverebbe ulteriormente la situazione di classifica dei laziali. Il ritiro e la pausa di campionato serviranno alla formazione biancoceleste per farla uscire dal tunnel? Ad oggi è inevitabile una risposta negativa e, forse, sarebbe più opportuno dare una profonda scossa alla squadra con l’esonero di mister Ballardini, che ha dimostrato di non essersi ancora calato nella  realtà laziale. La gara con il Milan ha confermato, ma non ce n’era bisogno, il completo scollamento tra i tifosi laziali e la dirigenza di Formello. Malgrado la posta in palio ed il blasone della formazione meneghina,  sugli spalti c’erano ampi spazi vuoti e al botteghino si sono presentanti solo in 2.700 unità, oltre la quota abbonati di 22 mila presenze. Numeri che dovrebbero far riflettere la dirigenza laziale, mai disposta a far autocritica e purtroppo travolta dai suoi stessi errori.

La gara
E’ stata una gara dai due volti: nel primo tempo un Milan cinico ha saputo concretizzare al meglio  due occasioni da rete realizzate da Thiago Silva e Pato, ma  nella ripresa la Lazio dopo aver accorciato le distanze, autorete di Thiago Silva, ha saputo raccogliere le energie residue e spinta dal cuore ha effettuato un forcing disperato che non ha prodotto il meritato pareggio. In apertura di gara ci prova Kolarov con una calcio di punizione da trenta metri, ma il  tiro è centrale e facile preda di Dida. È soporifero il ritmo di gioco con le due formazioni che non appaiono in gran spolvero. La Lazio si affida al suo uomo migliore, Mauro Zarate, che oltre a seminare i suoi avversari, non riesce mai a dialogare con isuoi compagni che appaiono smarriti e privi di incisività. Alla prima occasione da rete il Milan passa in vantaggio: calcio di punizione di Pirlo che serve nell’area piccola di rigore Thiago Silva che è lesto ad anticipare Muslera, colpevolmente fermo sulla riga di porta. La “muslerata” fa precipitare la Lazio nel baratro e la reazione dei laziali si concretizza con l’ennesima conclusione di Zarate, che non trova lo spiraglio giusto per battere Dida. Il Milan sonnecchia e alla mezzora riesce a concretizzare la seconda occasione del primo tempo: Pato, servito dal gaucho brasiliano Ronaldinho, infila per la seconda volta Muslera. Sull’Olimpico, oltre al Milan, si scatena un nubifragio che annebbia la mente e le idee ai laziali, che oltre a subire il doppio vantaggio non riescono a trovare il bandolo della matassa.

Ad inizio ripresa il tecnico Ballardini getta nella mischia Cruz al posto di Mauri, spettatore non pagante, e l’ex interista vivacizza un attacco davvero sterile; l’ex tecnico del Palermo ridisegna la formazione laziale che passa dall’inspiegabile 4-3-1-2 allo spregiudicato 4-3-3. Al 19’ Zarate, con un colpo di biliardo, realizza con la complicità di Thiago Silva la marcatura. La Lazio finalmente ci crede, e spinta dalla disperazione si getta in avanti alla ricerca del pareggio, che avrebbe ampiamente meritato per il gioco prodotto nell’ultima mezz’ora della gara. La Lazio, in pieno marasma tattico, si affida alle conclusioni dalla distanza che, oltre a finire al di là della riga di fondo, vengono stoppate dalla difesa rossonera, ben registrata da Sandro Nesta, un ex davvero rimpianto. Sbuffa, lotta, la Lazio si getta su ogni pallone per centrare il pareggio, ma, oltre al risultato, la Lazio dovrebbe cercare di ritrovare la propria identità.

Dopo gara
Con bocche cucite e visi lunghi, i calciatori laziali sfilano di fronte ai cronisti che annotano l’ennesimo silenzio stampa, che di certo non risolverà i problemi biancocelesti. Camicia bianca, pantalone nero è il gaucho Ronaldinho a commentare l’esito della gara per i rossoneri: “Il Milan ha disputato un buon primo tempo, ma nella ripresa la Lazio ci ha messo in seria difficoltà. È stata una bella partita e – conclude ilbrasiliano rossonero – sono felice per il prezioso assist fornito a Pato”. Eccolo il papero carioca, che con la rete odierna arriva a quota cinque nella classifica dei marcatori: “Sono molto felice per la rete realizzata contro la Lazio. In ogni gara la squadra migliora e speriamo di raccogliere i frutti a fine campionato”. La curva nord ha riservato un’accoglienza davvero speciale per due ex laziali: Massimo Oddo e Giuseppe Favalli. “I tifosi laziali mi hanno accolto in modo caloroso – dice l’ex terzino proveniente dal Bayern di Monaco – e questo mi ha reso felice. Abbiamo disputato una buona gara e siamo riusciti a centrare i tre punti. La Lazio mi è sembrata impaurita, ma dopo l’autogol di  Thiago Silva ci ha messo in difficoltà ed ha sfiorato il pareggio”.

Di Massimo Marciano

Fondatore e direttore di La Città Metropolitana. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.

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