Tornano a maggio le eccentriche sorelle Casady con il nuovo disco “Grey Oceans”. Nel 2009 l’uscita di “Coconuts, Plenty of Junk Food” ha sancito la fine del rapporto con l’etichetta Touch and Go. La loro musica fiabesca nasce da un’anarchia creativa, che gli spalanca le porte dell’indie-rock e del folk psichedelico

di Anna Schiano
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Roma, lunedì 1 marzo 2010 – Il 2009 ha visto Sierra e Bianca Casady,alias CocoRosie, impegnate nella promozione di “Coconuts, Plenty of Junk Food”, cinque brani inediti in vendita solo ai loro live, un misto di ballate falk e R&B come in “Spirit Lake” e “Milkman”, melodie rappate e lamentele nello stile delle due americane. L’album sancisce l’allontanamento del duo dalla Touch and Go Records, che ha prodotto tutti gli album delle artiste. La leggenda delle CocoRosie inizia negli anni ’80. Le due sorelle, figlie di un’artista di sangue cherokee e di un insegnante steineriano con vocazioni da sciamano che mastica peyote, vivono girando il continente. Durante l’adolescenza vengono separate e per dieci anni non si incontrano più fino a quando Bianca (la minore), dopo essersi dedicata alle arti visive e alla sociologia, decide di bussare alla porta di Sierra, che nel frattempo si è trasferita a Parigi per studiare da soprano al Conservatorio. È il 2003 e da questo incontro nasce, nel bagno di casa di Sierra, “La Maison de Mon Rêve” tra giocattoli, chincaglierie e vecchie sedie che assolvono il ruolo di strumenti. Le poche tracce registrate in lo-fi gli aprono le porte dell’Olimpo dell’indie-rock e del folk psichedelico, anche se non mancano incursioni nell’hip hop. È un vero successo: tra sperimentazioni e intuizioni, diventano un fenomeno che lascia tutti a bocca aperta. Sierra suona la chitarra, l’arpa e il flauto e contrappone la sua voce matura e lirica a quella rauca ed eccentrica di Bianca, beat boxer di percussioni improvvisate. La loro musica è indecifrabile, sono ispirate da un’anarchia creativa che evoca un mondo fiabesco, mistico e infantile influenzato da  Björk e Billie Holiday, da sonorità jazz, folk e musica elettronica. Vantano collaborazioni con Antony Hegarty di Antony and The Johnsons, Devendra Banhart, Tv on the Radio, Bright Eyes e tanti altri. Nel 2005 “Noah’s Ark” è stroncato dai critici, che accusano le CocoRosie di voler cavalcare l’onda del successo del primo disco senza ottenere un risultato soddisfacente. A distanza di due anni ci riprovano con “The Adventures of Ghosthorse and Stillborn”, che si distingue dai precedenti per le sonorità più mature e per una collaborazione con Valgeir Sigurdsson, già produttore di Bijork. Le CocoRosie continuano a girare il mondo con i loro concerti. A luglio sono approdate anche in Italia per promuovere l’ultimo Ep, preludio del nuovo album “Grey Oceans”, che uscirà il prossimo maggio, registrato tra Buenos Aires, Berlino, New York, Melbourne e prodotto dalla storica etichetta di Seattle Sub Pop Records.

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