Roma, domenica 23 gennaio 2011 – Per ora, pur con una Maggioranza traballante e risicata, Pdl e Lega Nord non vogliono sentir parlare di elezioni. Il Governo va avanti e continua a lavorare. Questo il motto che in pieno Rubygate pronunciano con assiduità gli esponenti di Governo e della Maggioranza. Berlusconi in questo momento, dopo aver perso la copertura del Legittimo Impedimento, non può far altro che rimanere a Palazzo Chigi, per cercare di attenuare quanto più possibile le accuse di concussione e di induzione alla prostituzione di minori. Gli italiani hanno già sperimentato quante vite possa avere il Cavaliere. Questa volta però, dallo scandalo a luci rosse che lo vede protagonista con giovani e giovanissime aspiranti veline e prostitute, pronte ad assecondare le voglie del Sultano, sembra difficile che ne possa uscire indenne. Soprattutto politicamente. Il Senatur d’altro canto deve portare a casa il Federalismo. Dopo quasi dieci anni di Governo non ci sono più scuse.

Ma c’è dell’altro. Entrambi i leader sono ormai in crisi di credibilità nei confronti dell’opinione pubblica. Per questo, nonostante le aggressive dichiarazioni di voler andare al più presto alle lezioni, le temono. Il Cavaliere perché giunto al più basso livello di popolarità e con uno scandalo che scuote l’anima cattolica dell’elettorato. Non smuove troppo la alte gerarchie vaticane, da sempre orientate verso un realismo amorale, ma di certo scuote la chiesa di base e i veri fedeli, quelli che si turano il naso e votano centrodestra. È da tempo che questa parte dell’elettorato fatica a digerire i continui assalti alla morale cattolica del Cavaliere. Quest’ultimo improvvido scandalo, voluto fortissimamente da Berlusconi, che dopo le foto di Zappadu e i casi Noemi e D’Addario, non ha saputo dare maggiore morigeratezza alla propria vita privata, sembra essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Il Senatur da parte sua, minato com’è nel fisico, non reggerebbe una nuova, agguerrita e difficile campagna elettorale, all’insegna del tutti contro tutti, come sarà quella che attende l’Italia. Correre per tre mesi e più in tutte le regioni del Nord a fare comizi, incontri e cene per convincere la gente a votare la Lega e a stare ancora insieme a Berlusconi, non sarà agevole per i dirigenti in salute. Figuriamoci quanto sarà estenuante per Bossi, il vero creatore e leader della Lega. Senza di lui il partito è allo sbando. Senza contare che le seconde linee già si fanno guerra per la successione. Umberto Bossi questo lo sa. E da buon realista cerca di portare a casa tutto quello che può in questa legislatura. Che fino allo scoppiare del caso Ruby sembrava ancora lunga, anche se traballante. Superato lo scoglio della doppia fiducia, la strada non era del tutto spianata, ma almeno si poteva andare al tavolo delle trattative con la forza di pochi numeri dalla propria parte. Oggi questo non è più possibile e la Legislatura sembra avviarsi al capolinea. Ma Bossi e Berlusconi faranno di tutto per puntellarla fino alla fine e oltre, per evitare la roulette russa delle elezioni anticipate, che per entrambi potrebbe essere una vera e propria slavina.

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