L’Auditorium Parco della Musica si illumina, dal 17 al 20 gennaio, con le imperdibili melodie di un grande pianista e compositore del ‘900: Bela Bartòk, diretto da Antonio Pappano

di Lilly Amato
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Roma, sabato 10 gennaio 2009 – Sarà eseguito tra una settimana dai musicisti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il Concerto per Orchestra di Bela Bartòk, compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese. A dirigere l’orchestra sarà Antonio Pappano, 49 anni, pianista italo-inglese. L’Accademia è una delle più antiche istituzioni musicali al mondo, fondata nel 1585 con la bolla papale Ratione Congruit, di Papa Sisto V, che invocava due santi importanti nella storia della musica: San Gregorio Magno, che diede il nome al Canto Gregoriano e Santa Cecilia, patrona della musica. Ha un corpo accademico di 70 membri effettivi e 30 onorari, con i maggiori musicisti italiani e stranieri. Composto tra il 1942 e il 1943, il "Concerto per Orchestra" è l’ultima opera di grande respiro di Bela Bartòk, nonché uno dei brani sinfonici più importanti ed eseguiti del XX secolo.

Emblematico in quanto, come ultimo lavoro, raccoglie la sua intera esperienza, destinato a diventare capolavoro. Bartòk, nei difficili anni in cui si trovò a vivere e in particolar modo alla fine, si oppose fortemente ai nazisti e le sue vedute liberali gli causarono non pochi problemi con la destra ungherese, per cui dovette trasferirsi con riluttanza negli Usa. Qui ebbe finanze precarie e trovò arduo comporre. Fu proprio "Concerto per Orchestra" a risollevarlo, opera non cercata e non voluta, in quanto commissionata da Serge Koussevitsky, e scritta con minor sentimento, ma grande maturità. Il titolo, Concerto, fa riferimento all’ampio uso della scrittura concertante, ossia al risalto che il compositore riserva a singoli strumenti solisti: un aspetto che viene in luce in modo spettacolare nel secondo movimento, intitolato Gioco delle coppie, "allegretto scherzando", basato su rapidi e brillanti interventi di coppie di fiati che svolgono variazioni sul tema preannunciato dalle percussioni.

Si alternano fagotti, clarinetti, flauti e trombe. Nei cinque movimenti, Bartòk mantiene la struttura circolare, concepita ad arco: si parte da un primo movimento austero per giungere a un finale allegro. L’introduzione è "andante non troppo", eseguita dagli archi ed abbellita dai violini. Una fanfara di tromboni si contrappone all’oboe, sviluppandosi attraverso un fugato di ottoni. Il terzo movimento è un’elegia che richiama un lamento funebre, in cui legni e arpa contrastano gli archi; segue il risvolto ottimista con un assolo di ottavino. L’intermezzo interrotto, "allegretto", si lega ad una melodia popolare ungherese. "Interrotto" da un rimando alla "Settima Sinfonia" di Shostakovich che rappresenta l’avanzata nazista in maniera ironica.

Il Concerto è, dunque, un brano dalle molteplici sfaccettature, che mostra al massimo splendore tutti gli aspetti salienti dell’arte di Bartòk: la raffinatezza della scrittura, le suggestioni notturne ed inquietanti, la straordinaria vitalità ritmica, l’umorismo corrosivo e la nobile aspirazione ad unire, attraverso la musica, popoli e culture differenti nel brillante quinto movimento, una "Danza multi-nazionale", che costituisce uno dei  contributi più originali di Bartòk alla musica del secolo appena trascorso. Ne esistono due versioni. E’ questa la parte più virtuosistica dell’intera composizione. Completano il programma altri due autori: Gyorgy Sàndor Ligeti, compositore ungherese, scomparso nel 2006, di cui sarà eseguito il Concert Romanesque (romeno) del ’51 e Johannes Brahms, compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco, di cui verrà proposto il Concerto per violino, una delle opere più suggestive scritte per questo strumento. Christian Tetzlaf, 42 anni, violinista, è solista, ritenuto dal New York Times "uno degli artisti più interessanti e versatili della giovane generazione".

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