La nuova Alitalia continua ad essere al centro della polemica politica. Il destino di Malpensa impensierisce Bossi che pressa su Berlusconi su Lufthansa. Ancora dubbi sul futuro della nuova compagnia: esuberi, debiti ed italianità

di Andrea Aidala
aaidala@lacittametopolitana.it

Domenica, 11 gennaio 2009 – Air France-KLM sembra essere la più accreditata ad entrare nel business italiano rilanciato da CAI: la compagnia franco-olandese ha offerto 310 milioni di euro per acquisire il 25% della società aerea nata dall’unione di Alitalia e Air One. Nozze, quelle del gruppo CAI con Air France, salutate con favore dal premier Berlusconi, ma che sono incappate nell’ira del ministro Bossi.
Secondo il leader del Carroccio, se i francesi riuscissero a mettere le mani su Alitalia, Malpensa correrebbe un grave pericolo: Air France spingerebbe sul ridimensionamento dell’aeroporto di Varese per rafforzare quelli di Francia, eliminando così possibili concorrenze.  Bossi punta quindi su Lufthansa che, nonostante più volte si sia mostrata interessata ad investire sulla nuova compagnia italiana, non ha mai formulato alcuna proposta concreta. Secondo il quotidiano del partito del quadrifoglio verde, La Padania, la compagnia tedesca dovrebbe a breve presentare una proposta ai nuovi vertici di Alitalia, giudicata dallo stesso giornale più vantaggiosa di quella francese, ma ad ora non si conoscono dettagli, solo mero interessamento: il tempo scorre inesorabile, il 13 gennaio, data del primo volo CAI, si avvicina e Air France è l’unica ad aver messo su carta le sue intenzioni.

Il Ministro per le Riforme, Umberto BossiIl Senatur sgomita, ma dal premier, che alla vigilia delle elezioni aveva detto No ad Air France e lanciato la cordata italiana per salvare l’italianità della compagnia di bandiera e Malpensa, ha ottenuto solamente un timido invito, rivolto ai nuovi dirigenti Alitalia, a sviluppare lo Scalo lombardo. Il presidente Berlusconi, affrontando il problema Malpensa e tentando di rassicurare l’alleato leghista, ha dichiarato che l’aeroporto lombardo è considerato da CAI “un Hub al pari di Fiumicino”, quindi non correrebbe alcun rischio di ridimensionamento. Ma i vertici della Compagnia Aerea Italiana non sembrano essere tanto d’accordo. Secondo quest’ultimi, infatti, “finché Linate avrà un traffico di 10 milioni di passeggeri all’anno, Malpensa non può decollare”. I nervosismi del leader del Carroccio sembrano aver trovato pace però nell’inserimento, all’interno del provvedimento anticrisi, di una vecchia proposta della stessa Lega riguardo l’avvio della liberalizzazione degli slot del trasporto aereo che permetterebbero, a pieno vantaggio di Malpensa, di incentivare lo sviluppo degli aeroporti favorendo così l’ampliamento del numero di vettori ammessi ad operare sulle rotte nazionali ed internazionali.

Ma non è solo la Lega a mostrare insoddisfazione e perplessità sul futuro di Alitalia e dello Scalo lombardo. A parere del presidente della provincia di Milano, Filippo Penati (PD), depotenziare l’aeroporto di Varese significherebbe perdere, ai danni dell’intero sistema economico nazionale, 18,5 miliardi di euro entro il 2020. Oltre ad incitare il Governo sull’introduzione dell’open sky, ovvero la liberalizzazione degli slot, Penati ha puntato il dito sulle attività di Cargo, ovvero di trasporto merci operato dalla vecchia Alitalia che cesserà a partire dal prossimo 13 gennaio. Una risorsa importante per le imprese del luogo che saranno costrette ad utilizzare mezzi su ruota per compensare il disagio con un cospicuo aumento dei costi e di tempo. Ma le polemiche politiche al Governo, riguardo la gestione dell’emergenza Alitalia, provengono anche dal leader del partito democratico, Walter Veltroni, che ha parlato di “svendita di Alitalia ad Air France”, rivalutando il progetto di vendita totale al colosso franco-olandese studiata dal Governo Prodi.

Romano ProdiLo stesso ex presidente del Consiglio è tornato a far sentire la propria voce, tramite la parlamentare PD Sandra Zampa, invitando a confrontare le cifre delle due offerte Air France, la prima presentata al proprio esecutivo e la seconda a CAI. I numeri pesano come macigni sulla testa di Berlusconi e del suo operato. L’accordo raggiunto dall’ex Governo di sinistra con il presidente di Air France, Spinetta, prevedeva anch’esso il pagamento di un miliardo di euro, ma con l’impegno del colosso francese di farsi carico di tutti i gravosi debiti accumulati da Alitalia, senza contare la promessa di ulteriori 5 miliardi di euro, tra investimenti e aumenti successivi di capitale. Invece, come il nostro giornale lacittametropolitana.it ha sostenuto da tempo, la vendita della compagnia di bandiera al gruppo di Sabelli e Collaninno rappresenterebbe un grande affare per i 16 della cordata italiana, ma un disastro per contribuenti, risparmiatori e vecchi azionisti, per non parlare dei lavoratori. Sulle spalle già fiacche degli italiani peseranno 2,3 miliardi di debiti della vecchia Alitalia, compreso il prestito ponte di 300 milioni, più il pagamento degli ammortizzatori sociali per gli esuberi della vecchia compagnia, esuberi che non ammonterebbero a 3650 unità, previsti da CAI, ma a quasi 9000.

Come se non bastasse anche le garanzie di italianità fornite dalla cordata sarebbero dubbie. Secondo il Wall Street Journal, noto quotidiano americano, l’ingresso di Air France in Alitalia rappresenterebbe “un passo verso un eventuale takeover completo”. Possibilità ipotizzata, in tempi non sospetti, anche dal nostro giornale lacittametropolitana.it nell’articolo “Alitalia, una vicenda tutta da scoprire” del 18 novembre scorso. Tanto per ricordare al lettore interessato, CAI ha un solo vincolo nei confronti della vecchia Alitalia, resistere per 5 anni con la possibilità di vendere solo ad italiani. Opzione contrattuale concepita al fine di mantenere appunto l’italianità della compagnia di bandiera. Un vincolo si, ma semplicemente derogabile. Come? Giustificare l’operazione con la necessità di un aumento di capitale. Un vero è proprio affare e via libera ad Air France.

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