Il Presidente del Consiglio Berlusconi accetta di emendare il provvedimento che limita l’uso delle intercettazioni, ma esprime la necessità che sia varato al più presto

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Roma, sabato 19 giugno 2010 – Il premier Silvio Berlusconi, pur d’accordo sulle modifiche al ddl sulle intercettazioni, continua a sostenere l’assoluta necessità che venga approvato ed ammonisce affinché si evitino "le calende greche". Il presidente sceglie i "Promotori della libertà" per inviare questo messaggio, dopo che il Pdl ha consentito quei ritocchi per la legge, chiesti con determinazione dai finiani e dall’opposizione. "Dobbiamo impedire che questa legge subisca la triste sorte che di solito tocca alle leggi che non piacciono alla sinistra e ai suoi pm politicizzati. Cambiamola – dice il premier in un videomessaggio – emendiamola, rivediamola, ma approviamola, è nell’interesse di tutti, altro che casta". Silvio Berlusconi, che sottolinea la lealtà di Umberto Bossi, "alleato sicuro", ribadisce l’importanza del ddl, ora all’esame del Senato. "In Italia – a dispetto di quello che dice l’Anm – potrebbero esserci anche 10 milioni di persone spiate, cifre – sostiene Berlusconi – che non hanno eguali nel mondo".

Il premier chiama quindi alla mobilitazione i "Promotori della Liberta" denunciando "l’abuso sistematico delle intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione sui giornali o addirittura in televisione". "Nessuno sta mettendo in discussione l’utilità delle intercettazioni nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata – continua – e non è vero che si vuol tutelare una presunta casta come affermano, sapendo di mentire, la sinistra, la lobby dei magistrati politicizzati e i giornalisti di sinistra: il problema è semplice e grave, siamo tutti spiati". Una tesi che Berlusconi supporta con i numeri: in Italia ci sono quasi 150.000 telefoni sotto controllo. "E’ un numero che non ha eguali al mondo", aggiunge. "Basti dire che negli Usa dove la popolazione è superiore di sei volte alla nostra le intercettazioni non arrivano neppure a 20 mila. E i telefoni intercettati negli Usa, in Gran Bretagna, in Germania e in Francia non arrivano alla metà di quelli intercettati in Italia" afferma il premier.

"Per questo – dice il presidente del Consiglio ai "Promotori della Libertà – vi chiedo di unire la vostra voce alla mia per dire che è in pericolo il sacrosanto diritto alla privacy. Non si può dire altro quando anche il più innocente dei cittadini viene sottoposto alle intercettazioni, spiato per mesi e poi messo alla gogna sui giornali". Il Cavaliere ha poi proseguito: "Fare le leggi sta diventando ogni giorno più difficile e lo sarà fintanto che non saremo riusciti ad approvare le riforme istituzionali necessarie per ammodernare l’architettura costituzionale dello Stato, così da dare al nostro premier gli stessi poteri degli altri leader europei, riducendo il numero di parlamentari e di chi vive di politica e rendendo meno lunghi ed estenuanti i percorsi per l’approvazione delle leggi". Parole alle quali il leader del PD Bersani non ha tardato a rispondere: "Se al premier la nostra Costituzione non piace se ne vada a casa".

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