Grande attore, genio assoluto o grande ingannatore? Genio si, ma dell’anticonformismo. Capace di stravolgere grandi classici della letteratura con il solo scopo di non lasciare traccia nella memoria dello spettatore. Presuntuoso ed arrogante quanto basta. E’ Carmelo Bene

di Roberta Marrocco
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“Il corpo implora il ritorno all’inorganico. Nel frattempo non si nega nulla", poco basta per capire Carmelo Bene, colui che verrà considerato il più grande attore del novecento e un genio della comunicazione. Nato a Lecce nel 1937, cominciò a manifestare la sua personalità già all’Accademia d’Arte Drammatica, dove non completò il triennio di studi perché convinto della sua "inutilità". Nel 1959 debutta come protagonista del Caligola di Albert Camus per la regia di Alberto Ruggero. Dopo questa esperienza, Carmelo Bene diventa regista di sé, reinventando il linguaggio teatrale, con uno stile ricercato e barocco. Caligola, Lorenzaccio, Otello, Macbeth, Pinocchio sono tutti personaggi rappresentati da Bene con l’intento paradossale di non lasciare traccia nella memoria dello spettatore. La sua carriera, fuori dai canoni, consiste nel recitare testi sacri "massacrandoli". Critici e pubblico si sono sempre divisi e continueranno a farlo. Considerato un affabulatore e un presuntuoso, “maltrattato” dalla critica, mentre personaggi di cultura dell’epoca (Alberto Moravia, Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini) lo ritennero un genio. Secondo Bene "Il teatro del già detto non dice, appunto, niente di nuovo, è solo un citare a memoria parole scritte altrove". Anche se considerato un guru, negli anni ottanta i suoi spettacoli sono a rischio, ma la straordinarietà teatrale dell’attore pugliese resterà oggetto di studio ancora per molte generazioni.

Nella sua carriera vi è anche una piccola parentesi nel cinema:Capricci (1969), Don Giovanni (1970), Salomé (1972) e Un Amleto in meno (1973) sono solo alcuni dei suoi lavori. “Il cinema è sempre servito a spacciare storielle, ma nessuno ha mai spacciato la pellicola”, cita l’attore. Prova ad allontanarsi dalle scene (1990-1994) e quando ritorna lo fa partecipando al Maurizio Costanzo Show nella serie "Uno contro tutti". Una trasmissione scandalosa contro colui che affermava "è inutile, io non esisto: perché fare domande?". La sua morte è un’incredibile ed ennesima rappresentazione e non poteva che essere inusuale. Il 16 marzo del 2002, con la bara ancora aperta, tra il dolore di pochi amici intimi e di Luisa Viglietti (donna che lo ha accompagnato, curato e accudito negli ultimi anni della sua vita) entrano in casa Raffaella Baracchi e la figlia Salomè, con tanto di avvocato. L’o0maggio al filosofo-attore è avvenuto con una pubblicazione di un monumentale volume di "Opere" di 1500 pagine, edito Bompiani.

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