Il ministro del Lavoro e del Welfare Maurizio Sacconi esorta i ragazzi italiani ad accettare i lavori degli immigrati mentre il tasso di disoccupazione cresce

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Roma, Sabato 20 giugno 2009 – Durante il convegno dell’associazione dei medici dirigenti Anao, il responsabile del Lavoro ha detto oggi: "Noi abbiamo statistiche e percezioni che posti di lavoro ci sono ancora, al punto che sono rifiutati dagli italiani". Secondo il ministro, per fronteggiare la disoccupazione, i ragazzi italiani non dovrebbero rifiutare i bad jobs, ovvero i brutti lavori che invece sono accettati dagli immigrati. Per Sacconi i dati dell’Istat sull’occupazione immigrata, che segnano un aumento di 220 mila posti in un quadrimestre e prevalentemente in professioni non qualificate, "indicano che c’è proprio una propensione da parte degli italiani a rifiutare i bad jobs". Ha aggiunto il ministro: "Questo non può essere fatto dai più giovani", i quali anzi dovrebbero "accettare anche lavori distanti dal loro corso di studi".

Le dichiarazioni del ministro Sacconi sembrano smentire i luoghi comuni sugli immigrati "che rubano il lavoro agli italiani", invitando i giovani invece a sottrarre posti di lavoro di bassa qualità o poco desiderati agli stranieri. Per Sacconi "il mercato apprezzerà la scelta di quanti, pur avendo titoli e qualifiche, sceglieranno percorsi di lavoro aspri, difficili", perché così mostreranno la loro tempra. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, la forza lavoro italiana ha subito una netta contrazione nei primi tre mesi dell’anno, con la percentuale di disoccupati salita in termini destagionalizzati ai massimi da inizio 2006, al 7,3% dal 7% del quarto trimestre 2008. A pagare la crisi sono soprattutto i giovani.

Gli occupati con contratti a termine che riguardano, per circa i 3/4, giovani con meno di 34 anni, sono calati del 7%, vale a dire di 154.000 persone. Ad essi vanno aggiunti i 107.000 collaboratori occasionali che hanno perso il posto, una categoria che tradizionalmente include molti giovani alle prime esperienze lavorative. Sacconi ha citato esempi di dipendenti, anche di età avanzata, di banche e istituti finanziari che "in altri paesi si sono messi in fila per andare a fare il portiere d’albergo". "E’ difficile chiederlo ad adulti, mentre è importante che i giovani non attendano", ha ribadito il ministro, invitando anche le Regioni a valorizzare e le imprese ad utilizzare i contratti di apprendistato, ad "investire soprattutto nella formazione dei giovani e a farlo in ambienti lavorativi".

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