Nonostante la conclamata crisi dell’economia, non sono mancati la rituale "abbuffata", né i doni sotto l’albero, come i viaggi di fine anno. E’ solo tradizione?

di Lilly Amato
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Roma, mercoledì 7 gennaio 2009 – Festività natalizie vecchio stile, anche se da mesi si parla di recessione e crisi finanziaria. Quest’anno, infatti, si è risparmiato sui regali ma nelle case italiane le tavole sono state imbandite dei piatti tipici di ogni regione. La cucina romana ha presentato il cenone della vigilia di Natale tutto in "magro" a partire dal capitone, e per il pranzo maccheroni con ragù d’agnello, capretto al forno con patate, "fritto alla romana", nel quale insieme a carciofi e broccoli, sono anche il cervello d’agnello e le cosiddette animelle (interiora d’agnello); tra i dolci, il "pan giallo", composto da uova, farina, cioccolato, frutta secca varia e frutta candita, e inoltre torroncini e sanmartine.

In un’altra gastronomia, quella siciliana, la sera della Vigilia si sono alternate pizze margherita o con verdure e patate a cardi infarinati, carciofi in pastella e pesce come il baccalà fritto, mentre il pranzo natalizio si è basato su lasagne ricche di ragù, pollo ripieno, salsiccia, carne impanata con patate al forno e i dolci caratteristici, con paste di mandorla in particolare. Noci, mandorle, pistacchi e frutta secca in genere nelle ore successive. Come vuole l’usanza, cena tutta ortaggi e pesce, pranzo tutto carne, con vini, pandoro e panettoni di ogni tipo. Sparecchiata la tavola, non è mancato il gioco a carte, con o senza moneta: baccarà, poker, sette e mezzo, l’antico cucù e ancora la tombola, accompagnata dalle interpretazioni più divertenti dei numeri estratti.

Il Capodanno ha riproposto le stesse pietanze del Natale, con l’immancabile cotechino e lenticchie del 31 sera. Lo scambio dei doni sotto l’albero di Natale alla mezzanotte del 25 è un altro rito a cui gli italiani non rinunciano. L’atmosfera è, dunque, allegra e densa di una intimità familiare sempre più rara di questi tempi. Eppure, nella frenesia degli acquisti natalizi e dei preparativi culinari, sembra smarrirsi l’aspetto che, in realtà, costituisce il vero senso di questa festività: quello religioso. Cosa festeggiano per l’appunto le famiglie a Natale? Un rito, un’abitudine o una nuova vita? Natale è, come tutti sanno bene, la nascita di Gesù, il Dio fatto uomo per redimerci e salvarci dalla morte del peccato e condurci alla vita eterna. Cosa significa tutto questo? Per alcuni, si tratta del Natale cristiano soltanto; c’è chi, non credendo, coltiva la consuetudine della festa con tanto d’albero, ma senza il Presepio. C’è chi parla del Natale come mera vacanza e niente più. Non bisogna andar lontano: è l’etimo che svela il significato. Perciò, se natale vuol dire nascita, perché rifiutare che sia la festa di una nascita o rinascita personale? Papa Benedetto XVI ha ricordato durante la benedizione Urbi et Orbi da Piazza San Pietro che "Gesù è venuto al mondo per tutti, credenti e non credenti, per toglierci dalle tenebre e dall’ombra di morte e darci la vita eterna" e che nasce nel cuore dell’uomo come amore: "Non sia vana per noi la sua venuta", ha detto, "lasciamoci attirare dalla sua luce che dissipa la paura". A mezzanotte tra la Vigilia e il Natale, in molti hanno festeggiato nelle chiese la nascita del Messia: con la Santa Messa e canti di gioia come Astro del ciel, mentre il bambino Gesù veniva deposto nella culla tra Giuseppe e Maria ai piedi dell’Altare. Ovviamente si tratta di fede, senza la quale anche questo diventerebbe nulla più che un’altra tradizione o convenzione.

E a Capodanno, cosa si festeggia? L’inizio di un nuovo anno che arriva, con le previsioni degli astrologi oppure altro? E’ solo un conto alla rovescia con brindisi di mezzanotte, fuochi d’artificio e veglioni? Per chi ha celebrato il cosiddetto Natale cristiano, il primo dell’anno prevede la messa in segno di ringraziamento per i doni ricevuti nell’anno trascorso e di preghiera di benedizione per il nuovo. Anche in quest’occasione, l’affluenza nelle chiese è notevole; il Santo Padre, nell’omelia della solenne messa, ha ribadito l’importanza della famiglia, "principale agenzia di pace",e del matrimonio, "culla della vita e dell’amore". Ratzinger ha ricordato anche "la provvidenziale coincidenza di varie ricorrenze": i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu, i 40 dalla prima Giornata della Pace, istituita il primo gennaio 1968 da Paolo VI, i 25 anni dall’adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della famiglia. Il Papa ha concluso con un augurio legato anche alla solennità di Maria Santissima, Madre di Dio: "Il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo ci renda operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace". L’Epifania, che tutte le feste porta via, ci aspetta tradizionalmente ricca di calze che una vecchia signora, un po’ gobba e sgraziata, ma simpatica, a bordo di una scopa volante riempirà nella notte di dolci se saremo stati buoni o carbone in caso contario? O sarà anche la festa della manifestazione (dal greco epifanon, rivelarsi, apparire) di Gesù bambino come figlio di Dio ai tre Magi?

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