Le comunità alloggio della provincia di Agrigento testimoni di solidarietà e fratellanza in una festa-incontro tra culture e religioni diverse

di Lilly Amato
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Palma di Montechiaro (Ag), sabato 10 gennaio 2009 – E’ stato un momento indimenticabile quello in cui, alle soglie del nuovo anno, ha visto danzare, pregare, cantare e sorridere insieme i giovani ragazzi extracomunitari delle comunità alloggio "Cuore e Alice" con i membri dell’Associazione Laici Missionari dedicata a suor Francesca Cabrini, santa degli emigranti. Si è trattato di un messaggio a chiare lettere che Palma, paese del Gattopardo, ha voluto dare: porre un freno ad ogni forma di razzismo e discriminazione, messi al bando con molte parole e pochi fatti. La vera solidarietà va dimostrata, a partire da iniziative come quella che la stessa associazione ha avviato domenica. Essere solidali gli uni con gli altri significa, anzitutto, rispettare le diversità di costumi e religione, sotto l’unico comune denominatore che ha nome amore.

Proprio per questo, durante la festa, non si è guardato al colore della pelle, alla lingua straniera o al culto differente, ma solo a quella fratellanza che erge al di sopra dei pregiudizi e riunisce ogni uomo della terra. Tra i ragazzi vi sono storie di guerra, fame e miseria, difficili da gettarsi alle spalle, ma non insuperabili se si aprono le porte dell’indifferenza verso quella che è una piaga sociale ancora imbattuta. Sono minori clandestini, affidati dall’autorità giudiziaria alle comunità. Alla presidente dell’associazione Laici Missionari, Antonietta Scopelliti, e al direttore spirituale, padre Antonio Serina, con gli altri membri, è bastato un sorriso per rompere il ghiaccio e sono subito seguiti danze, canti anche in arabo, auguri in italiano, arabo e inglese, cartoncini con frasi di solidarietà.

Padre Serina, da diversi anni responsabile del movimento diocesano Migrantes di Agrigento, vera anima del dialogo tra cristiani e musulmani della sua diocesi, ha scritto molto in merito; uno dei suoi lavori, intitolato "La presenza dei musulmani in Agrigento: il dialogo possibile", frutto della sua personale esperienza e riflessione, si pone in perfetta sintonia con la svolta del Concilio Vaticano II, che aprì la via del dialogo con i musulmani. Il sacerdote canonico ha compiuto molti viaggi per incontrare i numerosi italiani emigrati e, nel medesimo segno della concretezza, ha dato vita a vari progetti: progetto Famiglia, progetto Amici della pace, progetto Fatima. Nella festa di domenica, ha recitato il Padre nostro e ha invitato i ragazzi a pregare nella loro lingua e secondo il loro credo. Uniti, mano nella mano, hanno cantato tutti insieme l’Alleluja, ad una sola voce, colma d’amore e speranza in un futuro migliore, senza più emarginazione. Terminato il gaudioso incontro che ha inaugurato l’anno nuovo nell’espressione della mutualità e calore umani, quello che si teme è che possa cessare anche quel clima di pace e tornare, come dopo un bel sogno, la dura realtà dell’isolamento del razzismo.

Iniziative come questa vogliono essere fari luminosi sul tema e non luci fioche e disperse, vogliono essere una guida forte, pratica, per chi ignora o è del tutto indifferente a questa tragicità dell’uomo. Solo così può veramente iniziare a parlarsi di solidarietà e crollo dei muri del genere, che, ancora nel terzo millennio, sono presenti, nonostante le più belle parole usate per abbatterli. Diceva Giovanni Paolo II: "Non serrate le porte del vostro cuore a chi vi chiede ospitalità".

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