Ennesimo caso di violenza di gruppo in una scuola. La classe era scoperta, davvero il ruolo dell’insegnante è fare il carabiniere? Il Telefono Azzurro chiede un intervento d’urto: punizioni adeguate e un approccio educativo

di Serafina Cascitelli
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Roma, giovedì 22 gennaio 2008 – Le ragazze italiane hanno paura, in un paese libero le nostre adolescenti hanno paura, paura di essere importunate da sconosciuti, ma soprattutto paura di una violenza sessuale. Lo ricorda a gran voce il Telefono Azzurro: sono i dati emersi dal IX Rapporto Nazionale sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pubblicato insieme ad Eurispes. Il fattaccio della città abruzzese dell’Aquila è accaduto a dicembre, ma è stato reso noto solo qualche giorno fa e adesso si continua ad andare in classe tutti insieme, bulli e vittima. «Episodi come questo suscitano grande impressione nell’opinione pubblica – ha ricordato Barbara Forresi, responsabile del centro studi di Telefono Azzurro – ed accentuano il forte allarme sociale verso i fenomeni di violenza, diffuso anche tra gli adolescenti.

Questo allarme spinge mass media, esperti, politici e semplici cittadini verso un intervento d’urto, immaginato come risolutivo: ecco dunque, puntuali come sempre, le richieste a gran voce di punizioni esemplari, di un inasprimento delle sanzioni. Su tutto, prevale l’esigenza di controllo sociale. Ci si dimentica però che le ricerche hanno dimostrato come un approccio esclusivamente punitivo  non incida in alcun modo sulla delinquenza giovanile e sui tassi di recidiva». I ragazzi hanno chiesto scusa e l’attenzione si è spostata all’assenza dell’insegnante o di bidelli. Un professore con la sua presenza può solo posticiparlo, pare infatti che lo stupro fosse stato pensato e messo in atto alla prima occasione utile. Bisogna andare alla ricerca dell’anello della catena che si è spezzato per cui dei compagni di una seconda media non riescano più a trascorrere insieme del tempo tra una lezione e l’altra, scherzando o giocando. Tutto non può dipendere solo da un’azione di controllo, ma dovrebbero essere gli stessi ragazzi ad avere la concezione e il valore del rispetto dell’altro e soprattutto di una compagna, già a quell’età la forza fisica fa la differenza e può essere un mezzo per una prevaricazione o un sopruso.

Non possono le prime curiosità verso il mondo femminile o i primi goffi e timidi approcci verso le compagne di scuola essere oggetto di una tale carica aggressiva, nemmeno in ragazzi “difficili”, più fragili certamente, ma anche più bisognosi di un’attenzione umana e non solo coercitiva. Il Telefono Azzurro punta all’attenzione verso le necessità e le difficoltà che possono incontrare dei ragazzi in crescita e sollecita un maggiore ascolto dei loro bisogni. «I minori stranieri, poi, hanno bisogni particolari, legati alla costruzione dell’identità, all’integrazione, alla socializzazione – prosegue Barbara Forresi – questi comportamenti devono trovare un’adeguata punizione, ma anche essere capiti nelle loro cause e approcciati con metodi che siano anche educativi : bisogna ricordare che se non vengono precocemente individuate e non sono oggetto di interventi mirati, infatti, queste situazioni di disagio possono essere causa di un difficile adattamento anche in età adulta».

Punizione sì, ma tanta ri-educazione: sono chiamate a rispondere all’appello la società che propina ai teenagers modelli “discutibili”, le scuole con adeguate risorse finanziarie da poter investire nell’individuare percorsi formativi ad hoc e la famiglia, che troppo spesso ammette di non aver mai potuto immaginare, intuire o capire. Finalmente tutti presenti, è ora di impararla la lezione.

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