Cresce il dibattito fra favorevoli e contrari, ma dagli Usa sono forti i timori per il rischio di un flop. Solo pochi utenti oggi cliccano sulle pubblicità e una bassa percentuale di lettori continuerebbe a visitare a pagamento il proprio sito

di Marco Mori
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Roma, giovedì 22 aprile 2010 – Le notizie sul web saranno a pagamento. Questo il futuro dell’editoria secondo i guru della comunicazione. Il primo quotidiano generalista che scommetterà sulla riuscita dell’impresa sarà l’edizione web del londinese The Times,  con la sua uscita domenicale The Sunday Times: da giugno prossimo, per accedere alle notizie, i lettori dovranno sborsare una sterlina al giorno o due sterline a settimana. Di tutt’altra opinione è la Pew Foundation, importante centro studi sulla stampa degli Stati Uniti, che nel suo ultimo report annuale sottolinea come “non c’è letteralmente modo di far soldi vendendo notizie”. Le paywalls, le barriere d’accesso a pagamento per alcune sezioni di un sito, sono paletti pericolosi: “pochissimi cliccano sulle pubblicità e solo il 15% del campione di cittadini intervistato ha dichiarato che continuerebbe a visitare a pagamento il proprio sito d’informazione” ribadisce la Pew Foundation. La restante parte degli intervistati cercherebbe notizie gratis “da un’altra parte”.

E’ emblematico che il quotidiano online Newsday, dopo essere passato dal modello free a quello a pagamento, abbia raccolto in tre mesi soltanto 35 abbonati con il conseguente crollo della raccolta pubblicitaria. Un flop, dal punto di vista economico, tenuto conto che il nuovo editore del quotidiano di Long Island aveva sborsato nel 2008 circa 650 milioni di dollari per l’acquisto della testata. Il panorama è completamente ribaltato per i quotidiani specialistici, come il Financial Times e il Wall Street Journal – sempre di proprietà dell’editore Murdoch – da tempo a pagamento, che non risentono della crisi da paywalls. Nel resto del mondo per il momento prevale il modello freemium, che prevede una parte dei contenuti gratuiti e una parte a pagamento, già adottato da tempo dal prestigioso New York Times. Con sfumature diverse è questo il modello di business replicato in Francia da Le Monde e Le Figaro, in Germania dal Handelsblatt e in Giappone dal Nikkei.

Il nodo delle paywalls nel nostro Paese non si è ancora sciolto ed oggi, grazie anche ai finanziamenti pubblici sull’editoria che di fatto bloccano il “libero mercato”, le notizie pubblicate dai quotidiani online sono ancora gratuite, salvo alcune eccezioni, come ad esempio gli approfondimenti e le informazioni professionali su testate specialistiche come Il Sole 24 ore e Italia oggi. Secondo Carlo De Benedetti, presidente gruppo Editoriale l’Espresso, intervistato da Il Sole 24 ore, occorre “trasferire alla parte premium, a pagamento, l’enorme quantità di contenuti in rete,con le stesse modalità di vendita-acquisto che ci sono ormai familiari se usiamo l’apple-store dell’iphone: per acquistare un brano musicale o un’applicazione basta cliccare su acquista”. Per avere un riscontro sul piano economico, spiega ancora De Benedetti, bisogna ripercorrere “l’esperienza che ha visto altri contenuti digitali passare dalla gratuità al pagamento”.

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