Il vescovo lefebvriano, che ha negato l’Olocausto provocando l’indignazione generale, ha chiesto perdono, ma per il Vaticano non è sufficiente

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Roma, venerdì 27 febbraio 2009 – Richard Williamson, vescovo lefebvriano, ha chiesto ieri perdono per aver affermato che, nei campi di concentramento nazisti, non c’erano le camere a gas e che, durante l’Olocausto, morirono circa 300.000 ebrei e non sei milioni come sostiene la storiografia. "Posso dire sinceramente di essere rammaricato di avere fatto quelle dichiarazioni e che, se avessi saputo prima il danno e il dolore che avrebbero provocato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime dell’ingiustizia sotto il Terzo Reich, non le avrei pronunciate", ha detto in un comunicato pubblicato da Zenit, sito web di un’agenzia di stampa cattolica. Secondo lo stesso sito, le dichiarazioni di Williamson sono state diffuse dalla commissione del Vaticano Ecclesia Dei, organismo istituito da Papa Giovanni Paolo II nel 1988 nel tentativo di riportare nell’alveo della Chiesa i cattolici tradizionalisti come Williamson.

Ma, per il Vaticano, la richiesta di perdono di Williamson "non sembra rispettare le condizioni stabilite nella Nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio 2009, dove si diceva che egli dovrà anche prendere le distanze in modo assolutamente inequivocabile e pubblico dalle sue posizioni riguardanti la Shoah". Così ha dichiarato stamattina il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Il portavoce ha quindi specificato che "non si tratta di una lettera indirizzata al Santo Padre o alla Commissione Ecclesia Dei". Il vescovo, che fa parte della fraternità cattolica tradizionalista San Pio X, fu scomunicato dopo esser stato ordinato vescovo in una cerimonia non autorizzata, più di venti anni fa. Lo scorso mese Papa Benedetto ha revocato la scomunica con la volontà di porre termine ad uno scisma che durava da quattro lustri all’interno della Chiesa cattolica.

Da lì, il risentimento degli ebrei e di molti cattolici. Williamson ha trascorso la maggior parte degli ultimi trent’anni in Svizzera e negli Stati Uniti, prima di partire verso Buenos Aires. La settimana scorsa il governo argentino aveva ordinato al vescovo di lasciare il Paese entro dieci giorni, pena l’espulsione; Williamson è quindi tornato in Gran Bretagna. Il prelato ha, inoltre, affermato che le sue opinioni sull’Olocausto non erano quelle di uno storico e che si erano formate venti anni fa "sulla base delle prove allora disponibili ed erano state espresse in pubblico raramente". Ha dichiarato poi: "A tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per quello che ho detto, chiedo perdono davanti a Dio. Come ha affermato il Santo Padre, ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l’umanità". Oltre alla richiesta di perdono, dunque, Williamson non ha ritrattato la sua opinione in merito alla Shoah.

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