Osservare la disabilità da opposte angolazioni e poi scrivere, raccontare, trascinare gli altri in un viaggio dentro e fuori le differenze. Alla Camera dei Deputati un convegno avvicina al mondo dei disabili

di Antonella Furci
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Roma, domenica 22 febbraio 2009  –  Da cosa nasce la necessità di portare alla luce storie di diversamente abili? E come può cambiare il punto di vista di chi scrive sui disabili? Sono questi gli interrogativi che sono stati posti durante l’interessante convegno “Non Può Il Silenzio”, tenutosi, lunedì 16 febbraio, presso la sala conferenze di Palazzo Marini, sede di uffici della Camera dei Deputati. L’incontro, nato dall’iniziativa di Magic Pictures, 2SMART e Fuori Contesto, ha permesso di effettuare un viaggio all’interno del mondo della disabilità, osservando in modo più ravvicinato le difficoltà, i dolori, le emozioni e le speranze di chi dal destino è stato costretto a vivere in condizioni difficili. Il viaggio ha avuto inizio da Eleonora Romano, una ragazza disabile, che ha deciso, un giorno, di scrivere un libro, “Il treno della mia vita”, in cui, col dono della scrittura, si è data l’opportunità di esprimere tutta se stessa, di tirare fuori tutto ciò che provava interiormente. "La scrittura – come ha affermato Giovanni Anversa, moderatore del Convegno – ha una grande responsabilità, in particolar modo quest’oggi, nei confronti di tutta la società. La scrittura che nasce come esperienza individuale ha, in realtà, un enorme effetto collettivo. Scrivere è un atto di libertà e di responsabilità verso la storia, la realtà e la società”. E al convegno si è parlato molto dell’importanza della scrittura, della sua capacità di rompere quel silenzio che fino a poco tempo fa circondava il mondo della disabilità".

In compagnia di Eleonora abbiamo ritrovato giornalisti e scrittori come Candido Cannavò, Marco Piazza e Vincenzo Cerami che hanno dato anche loro un contributo alla conoscenza, in modo più interiore e non più solo esteriore, delle difficoltà di chi definiamo diversamente abile. Illustri attori, come Fabrizio Bentivoglio, Alba Rohrwacher, Andrea Lolli e Renato Scarpa, hanno accompagnato il convegno con la lettura di brani tratti dalle opere degli autori intervenuti all’iniziativa, i quali, anche loro come Eleonora, hanno voluto raccontarsi alla luce del sole. Tra questi, prima fra tutti, Ileana Argentin, oggi Deputato della Repubblica, che con il suo libro “Che bel viso…peccato” ha voluto mostrare il contrasto tra una vitalità strepitante, la sua, e il vuoto di parole in cui spesso si è trovata davanti. A seguire, Marisa Galli che, con “Storia unica”, ci ha dato un esempio di come nella vita tutto è possibile, raccontando la storia di una donna, la sua, non autonoma fisicamente, che è riuscita ad aiutare a vivere una ragazza non autonoma intellettivamente. E poi ancora, il giornalista Franco Bomprezzi, che con “Io sono così”, ha dimostrato come si può conoscere la vita guardandola da un’altra prospettiva.

Toccante l’intervento di Mary Cruz Rodriguez, che pur non essendo una scrittrice ha pubblicato un romanzo-verità sul figlio, Luigi Maccione detto Puccio, il quale ha vissuto la sua disabilità con forza e determinazione, grazie alla sua enorme vitalità e grande ironia che lo distinguevano dagli altri. Un ottimismo e tanta voglia di andare avanti tanto da riuscire a trasmetterli anche alla madre, che ha confidato di continuare ad avere ancora oggi nonostante il figlio non ci sia più. Malgrado le sue condizioni, Puccio si dedicava instancabilmente alla scrittura. Amante del teatro ha composto un’opera, “Pazzi”, andata in scena per la prima volta nel 2002 e poi negli anni successivi, arrivando, addirittura, sulle scene di Parigi. A chiudere gli interventi il profondo e simpatico discorso di Claudio Imprudente, scrittore e giornalista, presidente del Centro Documentazione Handicap di Bologna. Immobile su una carrozzina e impossibilitato a comunicare a voce, con il solo movimento degli occhi e con un assistente che traduceva, ha esordito: ” Venerdì mi hanno chiesto : Per Carnevale di cosa ti vesti? Bella domanda! Ho detto a una mia amica: Tu mi metti a letto e vai alla festa con la mia carrozzina vuota e dirai a tutti che mi sono vestito da uomo invisibile”. Inevitabili le risate in sala. Prosegue e conclude: “La disabilità fino a trent’anni fa era mascherata da uomo invisibile. Adesso fa parte della cultura, della storia, della politica. Perché la storia è fatta di tante storie. Le nostre storie si intrecciano con quelle più comuni e formano così un patrimonio culturale. E questo grazie alle tante Eleonora che, scrivendo, hanno voluto mettere in discussione le difficoltà della loro vita. Comunque… davvero mi vestirò da uomo invisibile!”   

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