Noir teatrale di forte impatto emotivo, ha debuttato con successo al piccolo teatro Campo d’Arte e prosegue la tournée capitolina al Teatro Sala 1

 

di Luisa Deiola
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Roma, lunedì 8 febbraio 2010 – Un amore malato, possessivo ed ossessivo. Tre storie, tre protagonisti alle prese con altrettanti “omicidi da cronaca nera causati da impulsi irrefrenabili, segreti come le passioni e nobili come i sentimenti”. Ruota attorno a questi elementi lo spettacolo ”Finchè morte non vi separi”, che ha già debuttato al Piccolo Teatro Campo d’arte e che dal 12 al 14 febbraio è in scena al Teatro Studio Uno di Roma. Tre storie scritte e dirette da Luca di Giovanni che, grazie a Francesco Turbanti e Bianca Friscelli, ha messo in scena l’eterno tema dell’amore, dissacrandolo ed estremizzandolo fino a metterlo in contrapposizione con la morte. Lo spettacolo si apre con un uomo che confessa ad un giudice muto e anziano, l’omicidio di sua moglie. La donna, che compare sulla scena come un fantasma, provoca e umilia il marito, accusandolo di essere impotente e apatico, ma soprattutto di essere la causa dell’omosessualità del figlio adolescente. L’uomo parla di sé in quanto vittima della ferocia di un rapporto in cui la moglie annientava tutto ciò che lui era. La donna, mentre parla, appende dei pezzi  di carne fresca come se fossero dei panni ad asciugare. Il colore è quello di una passione malandata e la carne è quella di un sentimento che scarnifica e uccide.

Al centro del secondo racconto non ci sono accuse e colpe da assegnare ma solo tradimenti. La storia è quella di uomo che vive un rapporto extraconiugale e, una volta scoperto, viene sgozzato dalla moglie. È sempre l’amore, folle e malato, il protagonista della terza vicenda. Una ragazza è in preda ad un delirio amoroso causato dalla convivenza col suo datore di lavoro. All’inizio tutto procede per il meglio, fino a che il suo uomo non decide di lasciarla in modo netto e irremovibile. Dopo aver cercato di persuaderlo la donna decide, nello stesso modo ostinato, di ucciderlo e mangiare la sua carne. Anche lei appende a dei fili la carne snaturata di un calore massacrato. L’amore, dunque, come carne da macello. Storie furiose di amori folli: in tutto ciò non c’è squilibrio, ma solo la magistrale interpretazione di Luca Di Giovanni della “normale” scelta umana di legarsi ad una persona e vivere con la propria presunta metà. È una sfida, quella che lancia il dio Eros; una sfida che la debolezza di persone pazzoidi a volte non riesce a reggere.

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